Ferrovie, azzerato il consiglio di amministrazione

Nazionale -

L'ormai quasi ex amministratore delegato del gruppo FSI Renato Mazzoncini risponde alla notizia  di rimozione dell'intero C.d.A del gruppo stesso da parte del Ministro dei trasporti Danilo Toninelli, lamentandosi dello spoil system governativo, e vantando positivi risultati di bilancio economico e di sviluppo della rete ferroviaria sotto la sua amministrazione.

Di certo ci sono gli enormi flussi ( più di 10 miliardi di euro) di denaro pubblico di cui Mazzoncini ha potuto benificiare soprattutto per installare sull'infrastruttura della circolazione ferroviaria le tecnologie di segnalamento automatico che dovrebbero garantire la marcia dei treni in sicurezza; ma a guardare bene che cosa ha prodotto questa politica di cosidetta innovazione tecnologica?

Il 90% delle attività di manutenzione all'infrastruttura ferroviaria sono date in appalto a imprese private dove vige la sistematica violazione delle norme per la sicurezza e sugli orari di lavoro e di riposo, la totale assenza di tutela sindacale, e dove le maestranze sono costantemente sottoposte a ricatto economico e occupazionale. A fronte di ciò si assiste al costante degrado delle condizioni di lavoro dei ferrovieri del settore costretti dalla dirigenza ferroviaria a corrispondere alle esigenze di produttività (spesso illegali) dell'impresa privata, con aumenti incontrollati del lavoro straordinario e notturno, e la diminuzione continua dei periodi di riposo.

Il personale viaggiante di Trenitalia è costantemente sotto pressione da parte dell'utenza che non sa spiegarsi i motivi dei disagi quotidiani dovuti a ritardi e cancellazioni di corse soprattutto regionali; le lavoratrici e i lavoratori  tutti delle ferrovie, vivono ogni giorno enormi difficoltà nello svolgimento delle proprie delicate mansioni di controllo e mantenimento in efficienza di tutti gli elementi che compongono la circolazione ferroviaria in sicurezza; enormi difficoltà dovute alle gravi carenze di organico prodotte da politiche di mancato turn over e di disoccupazione sistematica nelle società del Gruppo FSI a vantaggio dell'impresa privata.
Per quanto concerne il tema della sicurezza ferroviaria basterebbe citare solo i recenti incidenti di Pioltello e di Ivrea, in cui hanno rispettivamente perso la vita tre donne pendolari e il macchista del treno.
Ma la realtà è ancora più drammatica se si guarda un pò più dietro alla strage di Viareggio, o ai quotidiani allarmi per guasti all'infrastruttura, agli incidenti ai treni che per puro caso non finiscono in tragedia, come nel recente caso del treno merci deragliato a Ferrara; senza dimenticare i troppi incidenti mortali sul lavoro nelle attività ferroviarie.
Anche tutto questo è il risultato delle politiche amministrative del CdA del Gruppo FSI: ma di ciò  Mazzoncini non può certo vantarsi.

USB ha ripetutamente denunciato alla dirigenza e agli stessi vertici societari ( non che agli organi di vigilanza istituzionali), il grave pericolo rappresentato da questa situazione a danno della sicurezza sul lavoro e della circolazione ferroviaria stessa, ma lo stato di degrado sia politico che ammistrativo del Paese rende difficile anche il procedere di azioni a tutela dei cittadini e dei lavoratori; inoltre da qualche tempo la dirigenza del Gruppo FSI sta attuando una sistematica repressione disciplinare dei rappresentanti dei lavoratori che denunciano le carenze di sicurezza nell'organizzazione del lavoro.

In occasione dell'insediamento del nuovo governo USB ha ribadito le sue denuncie e la richiesta di incontro con il Ministro dei Trasporti e con i componenti delle commissioni governative competenti, intendendo proseguire e incrementere la sua azione di contrasto ai nefasti risultati delle politiche manageriali di privatizzazione e cancellazione dei diritti sul lavoro, e per il ripristino di un vero controllo pubblico sul sistema del trasporto ferroviario; a tutela dei cittadini e dei lavoratori.

 

Usb Trasporti

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