LA VERTENZA ALITALIA NON E' FINITA! PERCHE' QUESTA FRETTA DELLA CUB DI MOLLARE?

Nazionale -

Dopo aver costruito insieme per mesi questa vertenza, nei giorni scorsi abbiamo dovuto sopportare l'attacco senza ragione né ritegno da parte della CUB Trasporti sulla firma dell’accordo del 30 ottobre. Ieri abbiamo toccato il fondo con la diffusione di due comunicati sproloquianti elaborati dal “sindacato è un’altra cosa” e dal sedicente gruppo di “iscritti USB per un sindacato di classe” contenenti un’analisi nefasta sull’accordo di Cigs.
Stiamo parlando dell’opposizione interna alla Cgil – ridotta all’osso nei numeri da quando la gran parte ha deciso di aderire a USB - attaccata alla gonna della Camusso, mentre i c.d. iscritti USB sono solo un gruppetto altamente politicizzato, noto per le critiche intermittenti e regolari. Trattasi entrambe, di micro aggregazioni che nulla sanno di Alitalia e di tutto il Trasporto Aereo.
Questo è il livello della discussione voluto dalla Cub Trasporti, ci chiediamo se l'obiettivo non sia invece la divisione della categoria.
Noi ripetiamo i motivi che ci hanno portato a sottoscrivere quel difficile e impegnativo accordo di Cigs, soprattutto ai tanti che non conoscono nulla della reale situazione in Alitalia. Le chiacchiere non servono. In parole molto semplici, poiché sono settimane in cui si decide se la vendita dell’azienda si allontanerà, noi riteniamo che sia utile ogni strumento per traghettarci in lidi più tranquilli e per spingere i commissari a fare gli interventi necessari al risanamento.
Invece, tagliamo corto con tutti quelli che parlano di lotta di classe, di conflitto e di critica ad oltranza ma evidentemente sono convinti che la partita Alitalia sia già persa: non si rompe un fronte disarmando una categoria, già sapendo che da soli non si va da nessuna parte!
In questo momento la CUB Trasporti non sta attaccando USB ma sta dimostrando di non sapere rispondere all’impegno assunto con la categoria. Crediamo che non serva essere esperti di politica economica per comprendere che il destino di Alitalia e dei suoi lavoratori dipenderà molto dall’andamento dell’Azienda nei prossimi sei mesi che ci separano dalle elezioni e dalla formazione di un nuovo Governo. In questo preciso momento la Compagnia è commissariata e dopo il sacrosanto “NO!” al referendum di aprile scorso, ora si deve uscire dall’empasse.
Il SI al referendum evocato dallo spettro di Almaviva, ha visto schierati il Governo e i sindacati confederali e associazioni professionali con la motivazione, secondo loro, che non c’era nessuna alternativa al piano elaborato da banche e Etihad. Su un piatto della bilancia sono stati messi i sacrifici dei lavoratori e sull’altro il ricatto legato all’esistenza stessa di Alitalia. Oggi a sei mesi di distanza, esponenti aziendali dicono che la compagnia ha i soldi in cassa, con ricavi in aumento e buone performance mentre la vendita è in stallo, visto il tenore delle offerte. Questi dati discreti, in verità erano tutt’altro che inaspettati per USB: noi eravamo e rimaniamo convinti che l’azienda fosse nelle condizioni di essere risanata. Lo abbiamo dimostrato nel convegno organizzato a giugno. USB chiede che l’azienda sia lasciata in grado di produrre e di confermare un trend positivo mentre continuiamo a chiedere la nazionalizzazione come soluzione per il finanziamento in questo momento delicato.
L’accordo di Cigs fino al 30 aprile che non contempla la determinazione preventiva delle zero ore va inserito in questo contesto.
Stravolgere i fatti è propaganda inutile, anzi dannosa. Non serve lo scandalo fatto ad arte sulla questione dell’ammortizzatore sociale, ma serve che ogni singola persona colpita oggi sia recuperata al lavoro. Ciò può avvenire solo se la svendita di quest’azienda sarà impedita e se si otterrà il rilancio, cosa possibile se Alitalia è risanabile. Noi riteniamo che questo sia il vero mandato che i lavoratori ci hanno consegnato con coraggio tramite il referendum, non altro.
A questo punto, siamo noi che ci chiediamo a cosa sia servita tutta quest’orrida canizza del “tradimento” messa in piedi con furia dalla CUB Trasporti, con accuse pesantissime e infamanti, che scambiano la Cigs per licenziamenti e fanno diventare un accordo l’apocalisse, con l’unico effetto di mettere i lavoratori l’uno contro l’altro. Dobbiamo pensare che CUB semplicemente non sappia cosa fare, che non sia all’altezza e si prepari a perdere la partita Alitalia con l’unica preoccupazione di salvaguardare la propria inutile bandierina e la mettersi nella posizione ineccepibile di chi non sa fare altro che criticare.
E’ legittimo dissentire, ma gli effetti dell’ammasso di stupidaggini che abbiamo dovuto leggere negli ultimi giorni, compresa la diffusione di note del tutto estranee a questa vertenza, purtroppo lasceranno strascichi pesanti dentro le categorie, con la responsabilità di non aver pesato le parole prima di scriverle. A chi è giovato tutto questo?
Oggi leggiamo preoccupati di un tentativo di rilancio sulla vendita; siamo ancora molto lontani da qualsiasi ipotesi di soluzione e c’è ancora molto da fare e per portare a casa il futuro. Noi ci saremo sempre, in prima fila, ma c’è sempre un’enorme differenza tra chi vuole cambiare le cose e chi si limita a urlare vuoti slogan.


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Fiumicino, 13 novembre 2017

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