ALITALIA: UNA POLITICA FALLIMENTARE CHE NON SA E NON VUOLE GUARDARE AL FUTURO

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Qualche giorno fa, il nuovo Amministratore Delegato ha concesso un’interessantissima intervista, nella quale rilasciava alcune dichiarazioni assolutamente condivisibili.


L'AD, infatti, nell'elencare una serie di errori commessi dai passati management, ha detto di non aver mai visto un'azienda che mortificasse sistematicamente le proprie capacità produttive ed indicava nel lungo raggio il settore nel quale investire. Eppure, sostiene nell'intervista il Dr. Del Torchio, "io di aziende nella mia vita ne ho viste tante".


Noi ne prendiamo atto con grande soddisfazione e auspichiamo che non siano le solite dichiarazioni fatte appena arrivati in un’azienda, ma siano figlie di una convinzione industriale autentica.


La nostra Organizzazione, unica voce fuori dal coro in questi anni, ha sempre sostenuto questa tesi, arrivando a dire che tutti i piani industriali che si sono succeduti erano destinati al fallimento, proprio perché partivano da presupposti sbagliati, basati pressoché esclusivamente sull'ossessione del contenimento dei costi che, invece, va perseguito in modo mirato ed intelligente, non tagliando quegli asset sui quali, al contrario, sarebbe stato essenziale investire.


Ci permettiamo di dire perché andrebbe fatto altro.


La manutenzione, autentico fiore all'occhiello della Compagnia, è stata praticamente abbandonata. Gli hangar sono vuoti, gli aeromobili vanno altrove a fare manutenzione e noi abbiamo rinunciato ad un potenziale profitto anche dal mercato verso terzi.


Le continue esternalizzazioni di quei servizi definiti "irrilevanti" hanno solo provocato aumento di costi e abbassamento della qualità, che porta in alcuni casi alla ripetizione del lavoro svolto.


Esternalizzazioni che, in qualche caso, dovevano andare ad aziende contigue ad ex Dirigenti Alitalia: solo un caso?


Decisioni estemporanee, prese sempre con l’obiettivo di "tagliare" indiscriminatamente, con le inevitabili ripercussioni sui livelli di servizio e sulla qualità.


Una gestione del personale punitiva verso i dipendenti ai quali, via via, è stato chiesto sempre di più, dando sempre di meno in un clima di autentica intimidazione verso chi, Dirigenti compresi, provava a dire, nell'interesse aziendale, che certe scelte erano sbagliate.


Relazioni industriali ridotte allo zero, con un'Azienda chiusa a riccio e sorda a qualsiasi suggerimento o proposta, in particolare se proveniente da chi, come la nostra Organizzazione, è considerato un ostacolo nell'asservimento generale.

Oggi i risultati di queste politiche fallimentari sono sotto gli occhi di tutti: la situazione è al

limite del collasso, si parla nuovamente di libri in tribunale, se la stagione estiva dovesse andare non in linea con le previsioni ci sarà ossigeno solo fino alla fine dell'anno.

Chi pagherà tutto questo sfacelo? Noi temiamo che, come al solito, saranno i lavoratori gli unici a saldare il conto.

Siamo ancora in tempo per salvare la Compagnia?

USB è convinta di sì, ma a condizione che ci sia una svolta radicale e coraggiosa che rovesci completamente l'impostazione industriale fallimentare e arrogante, che si è tenuta in questi 4 anni.

Sollecitiamo l'Azienda ad un confronto reale, senza furori ideologici, che abbia il coraggio di esaminare la situazione nel suo quadro complessivo e che rimetta al centro del proprio orizzonte la qualità del servizio, l'interesse del passeggero e l'attenzione verso i propri dipendenti.

Questa è la strada sulla quale vorremmo confrontarci e dalla quale l'Azienda, nei 4 anni trascorsi, si è sempre sottratta:

Dr. Del Torchio, prima che arrivi la fine del 2013, vogliamo passare dalle dichiarazioni ai fatti? Noi siamo pronti!