Alitalia, USB: tra nomi nuovi e cavalli di ritorno resta l’incubo ristrutturazione. Lunedì 9 presidio al Mise, venerdì 13 sciopero di 24 ore

Roma Fiumicino -

Le dimissioni dei tre commissari e la nomina dell’avvocato Giuseppe Leogrande quale commissario unico non sono un fulmine a ciel sereno rispetto alle indiscrezioni che da giorni provenivano dalle confuse stanze del Governo.

 

È ora fondamentale che l’Esecutivo faccia chiarezza: questo avvicendamento al vertice è solo un’operazione di facciata per preparare la svendita della compagnia oppure servirà per avviare finalmente il progetto di rilancio atteso da troppo tempo?  

 

Il testo del decreto che proroga l’amministrazione straordinaria non incoraggia affatto, anzi, sembra preparare il terreno alla famigerata ristrutturazione, un termine sinistro tornato di moda da alcune settimane che significa soltanto esuberi e taglio della flotta.

 

Alitalia, già colpita da una privatizzazione fallimentare e da piani industriali uno più disastroso dell’altro, paga il conto di un ulteriore anno prezioso perso (e tanti soldi pubblici buttati) in attesa di un consorzio nato morto, viziato dai troppi interessi privati e dall’ignavia del gruppo FSI.

 

Quello che serve è la capacità manageriale adeguata a imprimere una svolta industriale, che non può che avvenire all’interno del progetto di nazionalizzazione quale unica soluzione per impedire di preparare il piattino al competitore straniero di turno.

 

Per questo il cambio dei commissari, con la nomina di un avvocato proveniente da un’esperienza del settore ma di dimensioni assai ridotte rispetto ad Alitalia, non può bastare a rassicurare i dipendenti. Tra l’altro il nuovo commissario potrebbe arrivare accompagnato da un manager proveniente dalla stessa realtà, un cavallo di ritorno dell’era di Giancarlo Cimoli, l’ex amministratore Alitalia che ha segnato in modo determinante le disgrazie della compagnia.

 

Ribadiamo l’urgenza di un incontro con il ministro Patuanelli, e lo faremo con un primo presidio che si terrà sotto il palazzo del Mise lunedì 9 dicembre dalle 10.30, confermando inoltre lo sciopero di 24 ore di venerdì 13 dicembre.

 

Al ministro De Micheli, che assicura il coinvolgimento del sindacato in un piano di ristrutturazione, possiamo solo rispondere che il sindacato farà la sua parte tutelando ogni singolo posto di lavoro dei dipendenti Alitalia e dell’indotto e pretendendo il piano di rilancio di cui tutti riconoscono l’urgenza ma che nessuno ha mai prodotto in 18 anni.

 

Ci siamo battuti contro tutti i governi e non avremo alcun timore di farlo con questo.

 

Unione Sindacale di Base – Trasporto Aereo

 

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