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ARTICOLI DI Rassegna STAMPA 04 Novembre 2008

4 novembre 2008 - Corriere della Sera

La storia Dentro l'assemblea
Urla e mozioni, poi Berti disse: trattiamo
Il capo dei piloti prima studia la platea, poi la frena. Dal palco: «Gli italiani non sono con noi»

ROMA — Sono le sette della sera e andiamo via dal tanfo di questa enorme sala mensa, nell'area tecnica dello scalo respiriamo tutti finalmente l'odore buono della salsedine che arriva dal mare, da Fiumicino: sugli appunti, quattro ore di un'assemblea prima eccitata, nervosa, quasi irragionevole, che gridava all'insurrezione, allo sciopero, alle barricate, e poi però di colpo piatta, mansueta, e con gli incendiari spenti, a testa china, in un angolo.
Andiamo via dopo aver votato una mozione assai diplomatica, moderata, quasi governativa, che vince con centinaia di voti a favore, quattordici contro e quattro, al massimo cinque (se quella mano laggiù non è di uno che sta salutando) astenuti. Abbiamo votato pure noi perché costretti, perché ad un certo — quando il comitato di lotta e quelli dei Cub han cominciato a fomentare la folla di piloti, assistenti di volo e personale di terra contro i mass-media — s'è scatenata la caccia al cronista infiltrato e allora in due o tre abbiamo davvero dovuto metterci nella parte, e fare i finti tonti.
Ma adesso che usciamo la sensazione è precisa: quest'assemblea è stata un piccolo capolavoro del comandante Fabio Berti, il gran capo dell'Anpac, l'ex parà della Folgore (vicino, dicono, ad An) con moglie e tre figli e poi soprattutto con la faccia perfetta per una fiction televisiva; ma che — viene da scriverlo con una certa sicurezza — non è solo un fenomeno mediatico: all'opera, in un pomeriggio sindacale delicatissimo, Berti si dimostra infatti abile, spregiudicato e furbo. Anzi, furbissimo.
Per capirci: l'assemblea comincia con toni tosti, a porte chiuse. Fotografi e telecamere fuori. Si entra solo mostrando un tesserino dell'Alitalia. Molti dipendenti senza la divisa, alcune hostess con i figlioletti in carrozzina. Primi interventi: Antonio Di Vietri, leader dell'Avia (assistenti di volo), che arringa e poi, posato il microfono, si volta e fa: «Oggi è la nostra linea del Piave. La Cai deve fare marcia indietro sia sui contratti, sia sui criteri di scelta del personale... Vedrete, prenderemo decisioni di lotta durissime...». Quindi tocca a Berti: che però parte piano, laconico. Racconta la dinamica degli avvenimenti, una cronaca asciutta, indecifrabile.
Che, infatti, agita qualche animo. «Ci avete stufato!». Poi qualche brutta parola. Poi, davanti al tavolo della presidenza, si scatena, improvvisa, addirittura una piccola rissa. Fatta di spinte e insulti (con due schiaffi, forse). La Gloria De Marchis, 51 anni, hostess da 31 in azienda, sbuffa preoccupata: «Stiamo perdendo tempo. Parole inutili e litigi stupidi. Possibile non si riesca ad essere più propositivi e determinati?».
Accontentata. Ecco il suo collega Roberto Valenti, che l'altro giorno ha fondato il comitato di lotta. Un tipo alto, i capelli biondi, la mascella larga (insomma il genere di steward che rende meno allarmanti certi vuoti d'aria): e però pure con un eloquio notevole, le idee chiare da Che Guevara dei cieli, i toni giusti. Infatti l'assemblea si scalda, ondeggia. Ci sono grida di evviva, la Cai deve andarsene a casa, «noi siamo tanti e incazzati...». Proposta: insorgere, scioperare, comunque fare casino.
Prende la parola un tipo che parla lentamente: «Attenti... gli italiani... non sono... con noi». Ma la folla ascolta distrattamente. Si coglie una scarsa abitudine al rito dell'assemblea: ci sono facce già annoiate, c'è quello che telefona alla moglie, il comandante che chiama l'amante, le hostess si raccontano dell'ultimo volo a Osaka, e di come si mangia, divinamente, in quel tal ristorante.
È a questo punto — in questo preciso, studiato momento dell'assemblea — che il comandante Berti si impossessa, nuovamente, della scena. È a questo punto che il burattinaio (a un sindacalista, suoni come un complimento) cala la maschera.
Ora è assai meno laconico di prima. Ora urla. «Allora, cerchiamo di capirci! Io qui sento fare un mucchio di discorsi tosti, mi pare di capire che qui si chieda azione, azione pesante... e io vi dico va bene, certo... ma prima vi dico però anche un'altra cosa: io farò l'azione pesante (leggi, sott'inteso, lo sciopero, ndr) quando sarò sicuro di non avere solo vittime...».
Lo ascoltano in silenzio. «Voglio dire: noi facciamo i duri, e va bene. Ma sapete Cai cosa fa? Comincia a chiamarci uno ad uno. E ci chiede: tu vieni, sì o no? E io, beh, non voglio arrivarci a questa lacerazione, a questa tragedia umana con dentro quelli che diranno sì e quelli che, invece, risponderanno no...».
Perciò adesso votiamo, per alzata di mano, una mozione finale unitaria ma assai annacquata. Anpac, Up, Avia, Anpav e Sdl bocciano l'accordo sottoscritto a Palazzo Chigi da Cgil, Cisl, Uil e Ugl. «E danno inoltre mandato, ai dirigenti sindacali, di continuare a trattare con...».
Dovreste vedere lo sguardo di Berti. Lo sguardo di un pilota venuto via da una bufera e che dice: torre di controllo, passo... proseguiamo il volo.

 

4 novembre 2008 - Provincia Pavese/Gazzetta Modena, Mantova, Reggio/Corriere Alpi/Centro/Mattino Padova/Città Salerno/Tribuna Treviso/Alto Adige/Trentino/Tirreno/Nuova Venezia, Sardegna, Ferrara/Libertà/Messaggero Veneto

I piloti decisi: noi non firmiamo
Assemblea a Fiumicino. Si parla di sciopero, l’Anpav se ne va. Il fronte del no chiede un nuovo tavolo e invita la Cgil a ripensarci
di Lucia Visca

ROMA - Promettono battaglia i lavoratori Alitalia. Promettono mobilitazioni e fantasia. Qualsiasi cosa pur di dire «no» all’accordo della Compagnia aerea italiana. Vogliono essere riconvocati, tornare a discutere di esuberi, inquadramento economico, criteri di assunzione, rientro dalla cassa integrazione. Niente di tutto questo, secondo un migliaio di irriducibili riuniti in assemblea ieri pomeriggio, è garantito dal Lodo Letta, sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil e Ugl. E intanto il commissario Augusto Fantozzi ha ricevuto la lettera di offerta della Cai, irrevocabile e vincolante fino al 30 novembre.
Poi, in teoria, si ricomincia a ballare. Forse su questo breve lasso di tempo contano i ribelli, che in passato hanno fatto saltare qualsiasi accordo convinti che il male minore, per Alitalia e per i suoi lavoratori, sia che la compagnia resti nelle salde mani dello Stato. Quello che l’Europa non vuole e neanche il Tesoro, determinato a non alimentare ulteriormente il rosso senza fondo della compagnia aerea.
Il fronte del «no» è compatto salvo una piccola crepa. L’assemblea ha costretto Roberto Muccioli, presidente dell’Anpav, assistenti di volo, a lasciare la riunione. La sua colpa è aver firmato, a settembre, la prima ipotesi di accordo con i confederali, quella poi emendata dall’Anpac e dall’Unione piloti.
Intemperanze a parte, l’assemblea di ieri, riunita in sala mensa, è stata molto chiara nelle posizioni espresse. Contrarietà assoluta, secondo i lavoratori, a un accordo che a loro dire mortifica madri e malati, chi è impegnato nelle cure domestiche di fasce deboli e chi è troppo vicino alla pensione per avere garantito il rientro al lavoro.
Piloti, assistenti di volo e personale di terra ribelli vogliono tornare a discutere, vogliono una nuova convocazione perché l’accordo del 31 ottobre secondo loro è carta straccia e deve essere rinegoziato. Allontanato Muccioli, nell’assemblea a porte chiuse non c’è stata una sola voce di dissenso sulla linea dura.
I lavoratori intendono giocare sulla sorpresa, come nei momenti più tesi della privatizzazione italiana più lunga, si cominciò nel 1997. Per questo, pur avendo pronunciato molte volte la parola «sciopero» nel corso degli interventi non hanno proclamato alcuna astensione dal lavoro, limitandosi a una più generica formula che indice «ogni azione sindacale utile alla cancellazione degli accordi sottoscritti a Palazzo Chigi». Il documento è sottoscritto da Anpac e Unione Piloti, Avia, Sdl e Cub.
Nel tentativo di cercare alleanze, le sigle autonome ribelli hanno anche fatto appello alla Cgil perché si dissoci dagli altri confederali e dall’Ugl. Chiedono il ritiro della firma sotto il Lodo Letta, chiedendo a Guglielmo Epifani coerenza sulle molte dichiarazioni a favore della democrazia e della rappresentanza sindacale. A proposito di rappresentanza, in campo anche il segretario generale della Fiom Giorgio Cremaschi, che suggerisce un referendum sull’accordo Cai.
Nel dettaglio, la lavoratori riuniti in assemblea vogliono un maggiore ricorso al part time. In questo modo si potrebbe recuperare un maggior numero di posti di lavoro. Contrari anche al metodo del «contratto unilaterale» proposto da Cai, chiedono la riapertura della trattativa sfruttando il mese di tempo durante il quale gli advisor di Fantozzi, Banca Leonardo e Rothschild, dovranno valutare l’offerta Cai.

 

4 novembre 2008 - Il Secolo XIX

Si divide il fronte del no
alitalia. Ma resta la minaccia di scioperi. Epifani: anche il sindacato deve diventare adulto
di michele lombardi

Roma. Alitalia: il fronte del no si spacca ma non molla. Dopo un'infuocata assemblea a porte chiuse di piloti e assistenti di volo, riuniti a Fiumicino, i duemila lavoratori aderenti a Up, Anpac Avia, Sdl e Cub hanno deciso per la mobilitazione contro l'intesa firmata a palazzo Chigi da Cisl, Cisl , Uil e Ugl.
Rabbia, alta tensione, nervosismo gli ingredienti, che hanno dominato tutti i passaggi dell'assemblea convocata dalle cinque sigle ribelli, che si sono perse per strada un pezzo, l'Anpav. Dopo oltre tre ore, le conclusioni che suonano come una sfida: o il negoziato con Cai riparte a palazzo Chigi o ci sarà una «risposta decisa e ferma».
La parola sciopero non compare in attesa di una convocazione. Ma il senso è quello. Inoltre, alla Cgil le sigle ribelli chiedono di ritirare la firma dall'accordo. Le contestazioni più dure sono state per Massimo Muccioli, leader dell'Anpav, che non è riuscito a parlare ed è stato costretto ad abbandonare la riunione. «A livello personale denuncio un vero e proprio agguato predisposto dai compagni e amici del "fronte del no". Tutto questo perché a settembre abbiamo sottoscritto l'accordo di palazzo Chigi qualche ora prima degli altri».
Vecchie ruggini che vengono a galla e nuovi rancori, nonostante sia chiaro che la vertenza è approdata all'ultima spiaggia: Cai è decisa a procedere con le chiamate nominali se non si arriverà a un'intesa con tutti i sindacati Alitlia. È improbabile che si rimetta in discussione il protocollo blindato con la "garanzia" di Gianni Letta. Nei casi di controversia le parti potranno avvalersi del "lodo Letta" ma questa garanzia politica non è bastata alle sigle ribelli, che accusano Cai di proporre criteri discriminatori nelle assunzioni. E non piace neanche al segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, che invita tutti ad approdare a un terreno di normali relazioni industriali: «Un'azienda che vuole ripartire deve risolvere i problemi con il proprio personale da sola. Non può sempre ricorrere a "zio Letta", anche perché non è questo il ruolo della Presidenza del Consiglio». Insomma, è arrivato il momento di voltare pagine: «La Cai deve diventare adulta come lo devono diventare le organizzazioni sindacali di Alitalia, altrimenti non si va da nessuna parte».
Il fallimento non sembra però più all'ordine del giorno perché Cai ha fatto la sua offerta vincolante e vuole tirare avanti con i sindacati che ci stanno. L'ostacolo finanziario più serio, quello del prestito ponte di 300 milioni, è in fase di smantellamento: Bruxelles bollerà il prestito come aiuto di Stato ma dovrebbe scaricare il fardello sulle spalle della bad company affidata al commissario, Augusto Fantozzi, che sarà obbligato a rimborsare il Tesoro, dopo aver soddisfatto tutti gli altri creditori della società. Se i soldi infine non salteranno fuori, lo Stato non riavrà i 300 milioni e a pagare saranno i contribuenti.
Un finale che quasi tutti danno per scontato e mette al riparo il bilancio di Roberto Colaninno e soci da oneri sgraditi. Il "verdetto" della Commissione Ue è atteso per il 12 novembre ma non ci dovrebbero essere sorprese: il dossier Alitalia è sulla scrivania del commissario ai Trasporti, Antonio Tajani, un fedelissimo di Silvio Berlusconi, che sta lavorando alla soluzione "aiuto di Stato-rimborso a carico della bad company": quasi uno scambio, che passa attraverso la rinuncia a fare ricorso contro la bocciatura del prestito.
Schivata la tagliola dell'Unione europea, la cordata italiana imbarcherà alla fine di novembre l'alleato internazionale, scegliendo tra Air France-Klm e Lufthansa, che entrerà in gioco con una quota del 20 per cento in aggiunta all'investimento di 1 miliardo già messo nel piatto dalla Cai. Quando tutti i tasselli saranno a posto, la Nuova Alitalia potrà finalmente decollare con i 12 mila 500 lavoratori che troveranno posto bordo in un modo o nell'altro.
Chi resta a terra, dovrà rassegnarsi alla cassa integrazione e pensionamento anticipato. Ma c'è anche chi volerà sotto altre insegne: Ryanair è pronta ad assumere i piloti Alitalia che non firmeranno la pace con i nuovi padroni di Cai.

 

4 novembre 2008 - La Provincia di Sondrio, Como, Lecco, Varese

l'assemblea di Fiumicino Piloti e hostess in trincea: non si placa il fronte dei «no»
Oggi il confronto fra i lavoratori, col timore di 20mila posti a rischio

Roma - È stata una domenica di attesa preoccupata quella di ieri all'aeroporto di Fiumicino, sia tra i rappresentanti sindacali sia tra il personale navigante e di terra di Alitalia. Oggi il commissario straordinario Fantozzi comincerà l'esame dell'offerta Cai sottoscritta dai sindacati confederali e da Ugl, e sempre per oggi alle 15 i rappresentanti di Anpac, Up, Avia, Anpav e Sdl, che non hanno firmato l'accordo, daranno vita all'assemblea nei locali della mensa centrale Alitalia. Una assemblea, questa del ricostituito «Fronte del No», che a detta di molti già si preannuncia molto accesa. «Prevediamo una larga partecipazione del personale di volo e di terra - spiega Cesare Albanese, sindacalista della Sdl -. Perché sarà una giornata di confronto con i lavoratori sulle questioni più scottanti del Piano Fenice: dal numero enorme di esuberi, che penalizzerà i lavoratori ben oltre quanto era stato concordato a settembre a Palazzo Chigi, alla condizione dei precari e alle incertezze per il futuro di migliaia di lavoratori che, dopo l'utilizzo degli ammortizzatori sociali, si troveranno senza un lavoro e senza la pensione».
Non lesina critiche anche il comandante Antonio Divietri, presidente di Avia, il più rappresentativo sindacato degli assistenti di volo. «In queste ore stiamo lavorando soprattutto per mantenere calmi i lavoratori - dice - per non far partire azioni avventuristiche che in questo momento non gioverebbero a nessuno: gli aerei devono continuare a volare e ad essere puntuali. Quanto all'assemblea - prosegue - credo che il personale sia già informato e consapevole della situazione, ma faremo comunque luce in particolare su alcuni punti del Piano forse ancora poco chiari. Per fare solo un esempio, i criteri di riassunzione: ci sono norme grazie alle quali la Cai, forte di una eccessiva discrezionalità, non riassumerebbe coloro che sono gravati da condizioni sociali particolari, come una donna separata con i figli a carico, oppure una persona con in casa un familiare portatore di handicap. Ci sono, poi, altri aspetti a dir poco incomprensibili. Uno tra i tanti: il piano Cai non prevede riassunzioni di personale part-time, condizione che, invece, permetterebbe di evitare tanti esuberi. Dietro tutto questo sembra esserci un'ideologia mirata a creare disagio: noi lavoriamo per includere, la Cai per escludere».
Parole pesanti anche dalla Cub Trasporti. «Lo diciamo da sempre, noi siamo per la nazionalizzazione della compagnia, il Piano Fenice è inaccettabile - sostiene Fabio Frati, rappresentante nazionale del sindacato autonomo -. Il governo continua a imporre una soluzione che non sta in piedi, i criteri di selezione del personale sono contro ogni logica. Senza contare che il piano, dietro la forzatura della Lega, privilegerebbe Milano Malpensa e di fatto smantellerebbe Fiumicino, con inevitabili ricadute occupazionali pesanti: circa 20mila esuberi tra personale Alitalia e indotto. Quello che auspichiamo, a questo punto, è anche un intervento da parte della Comunità europea».
Davanti al Centro equipaggi dello scalo, a differenza di sabato, ieri i gruppetti di hostess, piloti e impiegati sono pochi e con scarsa voglia di commentare la situazione con i reporter.
«C'è poco da dire - afferma una hostess con 20 anni di anzianità, mentre fuma nervosamente una sigaretta -. Mi domando soltanto se i rappresentanti dei sindacati che hanno apposto la loro firma si rendono conto che con questo Piano rischiano di non essere più riassunte centinaia di persone con problemi reali, come ragazze-madri o donne separate con figli a carico, oppure colleghi con un familiare in casa gravato da una malattia grave. È questo lo chiamiamo ancora un Paese democratico?»

 

4 novembre 2008 - Il Riformista

Alitalia I dipendenti sono pronti a paralizzare gli aeroporti
Aquila selvaggia si prepara «a fare il danno»
RICATTI. Blocco totale di tutto il trasporto aereo nazionale. È questa la minaccia, non ufficializzata, ma chiaramente prospettata, arrivata dall'assemblea tenutasi ieri all'aeroporto di Fiumicino dai sindacati autonomi contrari alla firma del contratto con la Cai. di Giuseppe Cordasco

Che quello di ieri non fosse un appuntamento non di semplice routine si è capito fin dall'inizio, quando nella mensa Alitalia dell'Aeroporto di Roma si sono riunite più di mille persone, appartenenti a tutte le categorie lavorative ribelli: dai piloti ai controllori di volo, agli assistenti di terra. A rappresentarli in assemblea c'erano le sigle sindacali autonome: Anpac, Anpav e Up per i piloti, Avia, Sdl e Cub Trasporti per tutte le altre categorie.
Alle 15.50 inizia un accesso dibattito, dal quale vengono da subito esclusi i giornalisti, invitati energicamente a restare all'esterno dell'enorme sala. A scaldare subito gli animi ci pensa un delegato, la cui voce si può chiaramente percepire anche all'esterno, visto che la temperatura estiva impone ai lavoratori di tenere aperte le finestre: «Ci sono delle cose che noi non possiamo dire ma che faremo». Applausi scroscianti, che raddoppiano d'intensità quando lo stesso delegato aggiunge: «La nostra controparte è la Cai, a loro dobbiamo rompere la schiena. Da oggi deve partire la mobilitazione per arrivare a fare il danno». Il danno in questione è proprio il blocco di tutto il trasporto aereo, che però nessuno annuncia ufficialmente all'esterno, ma che trova indiretta conferma nelle parole concesse ai giornalisti, in una breve pausa dell'assemblea, da Antonio Divietri, presidente del sindacato Avia: «Oggi qui sono presenti rappresentanti di tutte le compagnie aeree con base in Italia, dall'Air Dolomiti a Volare, da Air One a Meridiana. Se decideremo una qualche azione, sarà di comune accordo con loro e sarà qualcosa di mai visto prima in Italia».
Divietri prova anche a spiegare le ragioni della dura protesta. È stato completamente stravolto e tradito l'accordo firmato a fine settembre a Palazzo Chigi. «Sono stati cambiati i criteri di selezione, per cui molte categorie deboli, tipo famiglie con handicappati, resterebbero fuori dalle assunzioni. Non è stata tenuta in debito conto l'anzianità di servizio, soprattutto per quanto concerne la dislocazione delle forze lavoro a livello geografico». E ancora, in un lungo elenco: «È stata negata la volontarietà del part-time e sono state poste condizioni inaccettabili sui contratti a termine». Tutte questioni sulle quali, invece, i quattro sindacati confederali hanno deciso di accettare il compromesso mettendo in atto quella che Divietri definisce «la Caporetto del sindacato, contro la quale da oggi partirà la nostra linea del Piave».
Intanto il confronto all'interno della sala prosegue, con momenti di tensione. Massimo Muccioli, presidente dell'Anpav viene costretto ad abbandonare l'assemblea, con fischi e contestazioni. Nessuno perdona alla sua sigla di essere stata, nel corso della prima fase della trattativa, la prima a recedere dal fronte del no. Si arriva anche alle mani tra qualche delegato sovraeccitato. Lo raccontano un paio di giornalisti che si sono avventurati sulla soglia della sala in cui si svolge l'assemblea: i due, una volta scoperti, vengono allontanati in malo modo, e la circostanza è l'occasione per alcuni partecipanti all'assemblea per rivolgere improperi e minacce a tutti i giornalisti presenti all'esterno, accusati di non aver fornito una corretta informazione sulla vicenda.
Gli interventi proseguono e ancora una volta le parole che si possono sentire appaiono inequivocabili. «I lavoratori - dice un altro delegato - chiedono che l'offerta Cai venga modificata, altrimenti gli aerei smetteranno di volare». E ancora, con gli applausi che aumentano: «Ci sarà una mobilitazione senza precedenti che porterà al blocco totale delle attività, con la responsabilità che ricadrà tutta sul governo, sui confederali e sulla Cai». Alla fine l'assemblea rende noto un documento nel quale in sostanza si conferma la contrarietà all'impianto dell'offerta Cai, preannunciando forme di lotta per le quali ogni decisione ufficiale verrà presa nei prossimi giorni.

 

4 novembre 2008 - Corriere del Veneto

Ftv, sindacati contro Cisl pronta allo sciopero
Nel mirino l'accordo sulle multe ai conducenti
di Andrea Alba

VICENZA – Spaccatura sempre più profonda fra i sindacati che tutelano i 230 autisti delle Ferrotranvie Vicentine: si inizia a parlare di sciopero. L'accordo sul pagamento da parte dell'azienda delle multe inflitte ai conducenti di autobus sovraffollati vede da un lato Fit Cisl e Uil Trasporti, favorevoli, dall'altro Filt Cgil, contraria. «Un ulteriore, maldestro tentativo del segretario della Filt di rompere i rapporti fra sindacati, stavolta per motivi elettorali – accusa Matteo Adami, Fit Cisl – speriamo la Cgil torni sui suoi passi: se l'azienda non ratifica il verbale, Cisl e Uil non potranno che dire agli autisti di fermare le corriere a ogni fermata e contare tutti i presenti. Sarà il caos, e se ancora non basta arriveremo allo sciopero».
Il verbale in questione è stato firmato la scorsa settimana dai responsabili dell'ufficio personale Ftv con le maestranze, eccetto Cgil e Cub. Il testo, in riferimento ai tre recenti casi di autisti multati per bus sovraffollati da studenti, prevede che in casi eccezionali sia l'azienda a pagare al conducente l'eventuale sanzione. Massimo D'Angelo, segretario Filt Cgil, si è rifiutato di firmare dichiarando che «si crea un precedente pericoloso di deroga alle condizioni di sicurezza».
Il presidente di Ftv, Valter Baruchello, ha quindi «congelato » la ratifica da parte del CdA, rifiutando venga messa in discussione la sicurezza sui veicoli Ftv e chiedendo un incontro di chiarimento alle tre sigle. Ora Cisl e Uil replicano parlando di «mettere il freno a mano agli autobus». «A questo punto, diciamo agli autisti di non mostrare alcuna disponibilità – dichiara Lino Cederle, Uil - e di lasciar giù la gente. Questa faccenda è stata completamente strumentalizzata: noi però abbiamo un testo firmato dall'azienda che chiediamo venga rispettato. Se Ferrotranvie finge che l'accordo non ci sia, allora inviteremo il conducente a fare il suo dovere e spegnere il motore ogni volta abbia dubbi sul numero di utenti ».
Più che a Ftv, il messaggio sembra un segnale rivolto alla Filt Cgil. «Massimo D'Angelo ha inscenato tutto ciò proprio alla vigilia dell'elezione delle rappresentanze sindacali Rsu – aggiunge infatti Adami, Cisl – la sicurezza in realtà non viene messa in discussione, si parla di superamenti di due o tre persone per bus e non di 200: limiti fisiologici, casi eccezionali. Ci sono cose molto più importanti come la prossima mobilitazione per il contratto, il 10 novembre».

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