Busitalia SITA Nord: accordi “tombali” sulle doppie residenze
Sono almeno 35 anni che il sindacato “firmaiolo” svende i diritti dei lavoratori, ma quanto sta accadendo in Busitalia Sita Nord con gli accordi “tombali” sulle doppie residenze è davvero vergognoso.
Pochi giorni fa ci siamo trovati ad assistere a ciò che viene fatto sottoscrivere ai lavoratori. Con l’avallo del conciliatore sindacale e con l’obiettivo di contrastare e ridurre il più possibile il numero delle vertenze promosse da USB Lavoro Privato su zainetto, ferie, riposi previsti dal Regolamento 561/2006 e trasferte, l’azienda, attraverso questi accordi “tombali”, sta facendo sottoscrivere ai lavoratori una rinuncia a qualsiasi ulteriore pretesa dalla data di assunzione fino al giorno della firma
.In cambio viene riconosciuta una doppia residenza, anch’essa destinata a essere “seppellita” nello stesso accordo, nonostante le perplessità sulla sua legittimità. In sostanza, attraverso questa operazione, per tutti viene di fatto individuata una nuova data di assunzione, quella dalla quale decorrono gli effetti dell’accordo.
Questo meccanismo, a quanto ci risulta, viene utilizzato da almeno quattro anni, attraverso una firma apposta dal lavoratore dopo la lettura dell’accordo. Un accordo che, tra le righe, nasconde però una rinuncia che può essere difficile da valutare per il singolo lavoratore, ma che non dovrebbe poter sfuggire a chi siede al tavolo come rappresentante sindacale e garante della tutela dei diritti dei propri iscritti.
Lo scorso 29 settembre, la nostra O.S. in qualità di conciliatrice, ha assistito alla lettura di uno di questi accordi. La lettura plenaria è stata effettuata dal funzionario di Confindustria e, arrivati al punto 6, veniva esplicitamente evidenziato che il lavoratore non avrebbe più avuto nulla da pretendere dalla data di assunzione fino alla data della firma dell’accordo. A quel punto abbiamo sollevato il problema, non solo della legittimità di quanto si stava chiedendo di sottoscrivere, ma anche dell’incongruenza di subordinare l’assegnazione di una residenza di servizio alla rinuncia a eventuali diritti e rivendicazioni maturati nel corso degli anni.
Dopo un’attenta valutazione insieme alla nostra iscritta, abbiamo deciso di sottoscrivere l’accordo, anche considerando che, nel suo caso specifico, la possibile rivendicazione economica riferita ai soli quattro anni di servizio avrebbe potuto tradursi in poche centinaia di euro.
Ma il problema è tutt’altro che marginale.
Ci sono lavoratori con decine di anni di anzianità che, attraverso quella stessa firma, possono aver lasciato sul tavolo la possibilità di recuperare somme che, complessivamente, possono arrivare a decine di migliaia di euro.
E allora la domanda è inevitabile: quale tutela viene garantita ai lavoratori quando, per ottenere una condizione di servizio, viene loro chiesto di rinunciare a tutto ciò che potrebbero rivendicare per gli anni precedenti?
Dopo anni, siamo venuti casualmente a conoscenza di quello che riteniamo essere un meccanismo grave, costruito attraverso accordi “tombali” sottoscritti tra azienda e lavoratori con l’avallo del sindacato.
Ancora una volta ci troviamo davanti a un sindacato che, invece di stare dalla parte dei lavoratori, finisce per svolgere un ruolo funzionale agli interessi dell’azienda.
Per tutelare gli utili aziendali e i propri interessi, si fa pagare il prezzo ai lavoratori.
Come sempre, l’azienda fa utili sulle spalle dei lavoratori grazie alla complicità dei sindacati firmatari.
USB Lavoro Privato, Federazione Regionale Umbria