Contratto ferrovieri, votare NO è il minimo che si possa fare

Nazionale -

Il 2-3-4 maggio si svolgerà il referendum tra i ferrovieri per approvare la bozza di rinnovo del CCNL Attività Ferroviarie. Senza soffermarci ulteriormente sulla cifra una tantum ricevuta (argomento a opinione variabile), vorremmo denunciare quanto lo strumento una tantum sia dannoso per i ferrovieri e quanto sia conveniente per il Gruppo FSI.

Se consideriamo che gli importi delle competenze accessorie sono fermi al 2012 e che il minimo tabellare del Personale Equipaggi è fermo al 2016 alla cifra di 1918 euro, e che il reale aumento di 1966,84 euro lo vedremo il 1° maggio (ISTAT dice che a marzo saremmo già dovuti essere a 2077 euro circa), possiamo affermare con cognizione di causa che le organizzazioni sindacali firmatarie hanno permesso al Gruppo FSI di risparmiare 53 mesi di contributi per 80.000 ferrovieri ed al personale di prendere meno soldi quando andrà in pensione. Inoltre, l'aumento del contributo aziendale in Eurofer, permetterà agli stessi sindacati che gestiscono il fondo, di maneggiare più soldi.

Chiusa la parentesi economica, passiamo alla fase normativa. Cgil Cisl Uil Ugl Fast Orsa vogliono far passare come conquista ottenuta il fatto che nulla è stato toccato. Nel verbale di accordo firmato il 29.03.2022 nessuna delle criticità denunciate dal Personale Equipaggi in questi sei anni di vacanza contrattuale viene, non solo risolta, ma nemmeno contestata!

Si demanda alle trattative territoriali la risoluzione delle criticità! Eppure, addirittura in un Parlamento dove il mondo del lavoro non è rappresentato se non in minima parte, l'XI Commissione Lavoro del Senato ha elaborato una risoluzione che denuncia:

  • la pesantezza dei turni dei ferrovieri;

  • il mancato soccorso al macchinista in caso di malore;

  • la normativa pensionistica che vuole il Personale Equipaggi andare in pensione a 67 anni.

USB Ferrovie, alla proposta firmata dai sindacati complici e Gruppo FSI, risponde con la sua piattaforma rivendicativa:

  • riduzione dell'orario di lavoro settimanale a 35 ore massime;

  • riconoscimento del trattamento per il lavoro usurante;

  • aumento del 20% di minimi tabellari stipendiali.

Lanciamo un appello a tutti i macchinisti e capitreno: VOTARE NO e riempire di DISDETTE le sedi sindacali di queste organizzazioni lontane dai lavoratori e piene, oramai, di burocrati poltronai che non riconoscerebbero una rotaia nemmeno se ci inciampassero sopra.

Chi dice che “il sindacato va cambiato dall’interno” mente spudoratamente. Basta chiedere a Cremaschi (aggredito durante un congresso della Cgil) e guardare a Landini (che da “rivoluzionario” è passato ad essere più morbido di Camusso). Perché̀ bisogna ricordarsi che, seppur in buona fede, anche chi ha le tessere dei sindacati firmatari in tasca è complice di questa ennesima disfatta.

Unione Sindacale di Base Lavoro Privato - Attività Ferroviarie

Roma, 20.04.2022

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