Argomento:

Crisi dell'Atm Improvvisa protesta dei lavoratori per l'incertezza sugli stipendi

 

Bloccati a sorpresa bus e tram Utenti in attesa per ore alle fermate

I soldi arriveranno anche stavolta, ma per il 2008 s'impone un "reset"

di Tito Cavaleri

 

Messina - Tempo scaduto. Non ci sono supplementari. Quel collasso prevedibile, previsto e annunciato ha già innescato la sua girandola infernale. Gli effetti: devastanti per l'intera città. Atm, una sigla diventata sinonimo di inefficienza; di fardello ingestibile. Un'angoscia per il Comune e ora una casa traballante per settecento dipendenti; e molti dei quali non hanno proprio brillato per operosità. Insomma un carrozzone che si trascina a fatica e di cui la collettività non vuole più sopportare il peso, costretta com'è a sostenerlo per coprirne il deficit di bilancio e di competenze.

La misura appare colma e Messina dice basta. I tentativi di riparare la macchina, reiterati nel tempo, sono falliti. Eppoi, che senso avrebbe andare avanti così? Adesso l'unica cosa più sensata è... premere il tasto "reset" e ricominciare. Con la determinazione di chi vuole realmente cambiare direzione di marcia. Cambiare affidando la guida a capacità indiscusse. Si fa così in tutto il mondo. Lo hanno fatto anche a Reggio Calabria dove l'azienda trasporti si è trovata in condizioni analoghe, quindi con la necessità di essere "azzerata" per ripartire. Un'operazione riuscita. Va da sè che il regista del cambiamento, autentico e credibile, è stato fatto arrivare da fuori. Un manager esterno, estraneo alle logiche del tirare a campare e capace di portare avanti una linea di rinnovamento e di pulizia nella gestione.

Via allora alla radicale riorganizzazione interna, a cominciare dall'eliminazione delle mele marce che ne hanno condizionato l'attività: via alla valorizzazione delle professionalità meritevoli; e a tutto il pacchetto di quei buoni propositi sinora rimasti sulla carta.

Il prefetto Francesco Alecci, dopo il vertice convocato d'urgenza per tamponare la ferita riaperta d'improvviso ieri con il blocco dei bus, è riuscito a racimolare qualche soldo. Servirà a dare ossigeno nell'immediato ai dipendenti, in attesa degli stipendi di novembre. Pare che arriverà anche una sorta di "tredicesima" ridotta; ma a gennaio si tornerà punto e a capo. Perché non ci sarà più neppure il fondo da grattare. Né la città perdonerebbe un'altra giornata da incubo come quella di ieri, quando dall'autoparco di via La Farina non è uscito neanche un mezzo: amara sorpresa per la comunità, piantata in asso, senza alcun preavviso. La scellerata scelta di protestare con queste modalità, era maturata la sera prima appena si è appresa la notizia della decurtazione dei contributi di esercizio operata dalla Regione: un milione e duecento mila euro sottratti all'ultima tranche 2007 che ammontava a quasi tre milioni, come confermano i rappresentanti di Rsu, Sdl e Cub.

La protesta dei lavoratori (aderenti a tutte le sigle sindacali) pur consapevoli di rischiare una denuncia per interruzione di pubblico servizio, è esplosa di prima mattina, trasformandosi in blocco totale, tram compreso. Immancabili i disagi per la circolazione, peraltro già penalizzata dall'isola pedonale al centro. Con i cittadini per ore in attesa alle fermate senza sapere il perché dell'assenza degli autobus. Mentre all'Atm andava avanti a oltranza l'assemblea permanente, in cui si è riparlato delle solite incertezze. «L'unica soluzione possibile per non aggravare l'esasperazione dei lavoratori è pagare le mensilità di novembre, dicembre e la tredicesime trovando risorse in ogni modo», sostiene il segretario generale della Cisl Maurizio Bernava che aggiunge: «Il destino dell'Atm è legato alle capacità di definire entro due mesi un piano di rilancio e di riorganizzazione, di riduzione degli sprechi, aumentando la produttività e avviando nuovi servizi da parte dell'azienda che rischia il fallimento. L'Atm non riuscirà a sopravvivere dipendendo esclusivamente dai contributi comunali e regionali. Servono scelte strategiche concordate e per questo confidiamo nella disponibilità del prefetto Alecci».

«Una giornata horribilis per Messina» è stato il commento del segretario Cgil, Franco Spanò. «Una città che fra Atm, MessinAmbiente e servizi sociali rasenta il tracollo. Occorre accelerare per la costituzione di un tavolo istituzionale, affinché assieme ai poteri speciali conferiti al prefetto, venga affiancata al commissario una regia più alta e serena, garantita dalla compresenza dei diversi livelli regionali e nazionali chiamati a intervenire per sanare le crisi in atto. Sinatra – ha concluso Spanò – non può pensare di gestire una città in maniera ragioneristica, né tanto meno ritorsiva».

E il segretario Uil Costantino Amato: «si tratta di un passato che ritorna con tutti i dolori di una cattiva gestione».

 

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