Giù le mani da AMT Genova: il diritto alla mobilità non è in vendita!

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Nella giornata del 16 Aprile 2026 si è svolta in Piazza dei Truogoli di Santa Brigida a Genova l’assemblea pubblica promossa da USB e Potere al Popolo sul futuro di AMT. Un’assemblea partecipata, che ha visto la presenza di Lavoratrici, Lavoratori, cittadin* e utenti, determinati a non subire passivamente l’ennesimo attacco al trasporto pubblico.

Un momento politico vero, in cui è emersa con chiarezza una consapevolezza diffusa: la crisi del trasporto pubblico non è casuale, è il prodotto di scelte politiche precise.

Si è discusso delle condizioni della categoria degli autoferrotranvieri, oggi stretta tra salari sempre più bassi e condizioni di lavoro sempre più pesanti. Una situazione che non è frutto del caso, ma di anni di politiche che hanno sistematicamente impoverito il settore, scaricando sui lavoratori il costo delle scelte sbagliate.

Al centro del confronto il tema delle privatizzazioni: un processo che viene presentato come inevitabile, ma che in realtà è una precisa scelta politica funzionale a trasformare un diritto in merce. Ovunque il privato è entrato nel trasporto pubblico locale abbiamo visto lo stesso schema: tagli ai servizi, peggioramento delle condizioni di lavoro, riduzione della sicurezza e aumento delle tariffe.

Per questo abbiamo ribadito con forza che il diritto alla mobilità è un diritto costituzionale e non negoziabile.!

E non è un diritto isolato: fa parte di un equilibrio più ampio. Se viene meno il diritto alla mobilità viene colpito il diritto allo studio, perché senza trasporto pubblico migliaia di studenti non possono raggiungere scuole e università, così come viene colpito il diritto al lavoro, perché siamo noi a garantire quotidianamente gli spostamenti delle lavoratrici e dei lavoratori. Difendere il trasporto pubblico significa quindi difendere un modello di società!

Sulla situazione di AMT Genova, l’assemblea ha espresso una posizione netta: non esiste alcuna “crisi neutra”!

Quella che viene raccontata come emergenza tecnica è in realtà il risultato di anni di scelte politiche e gestionali funzionali a costruire il terreno per la privatizzazione, come denunciato anche recentemente nel dibattito pubblico e dalle prese di posizione USB.

Bilanci poco trasparenti, narrazione dell’inefficienza del pubblico, progressivo sottofinanziamento: sono tutti elementi di una strategia già vista altrove, che punta a consegnare ai privati un servizio essenziale.

Noi diciamo chiaramente che questa operazione non passerà.

AMT non è un’azienda qualsiasi: è un presidio sociale, un servizio pubblico essenziale, un diritto! E come tale va difeso, rifinanziato e sottratto alle logiche di mercato.

È il momento di rompere la passività e costruire una risposta collettiva e conflittuale.

USB è pronta a mettere in campo ogni iniziativa di lotta e mobilitazione necessaria affinché AMT resti pubblica. Ma è altrettanto chiaro che questa battaglia non può essere lasciata solo ai lavoratori del settore.

Serve un fronte largo, popolare e sociale. Serve il coinvolgimento diretto di studenti, cittadini, utenti. LA CRISI DI AMT RIGUARDA TUTTI!

O si difende insieme il trasporto pubblico, oppure si accetta che un diritto venga trasformato definitivamente in profitto.

Coordinamento Nazionale, USB Lavoro Privato – Settore TPL