I lavoratori di Busitalia Umbria rifiutiamo la logica imprenditoriale: “troppi utili per le aziende e pochi spiccioli per i lavoratori”.
Busitalia può ritenersi soddisfatta delle relazioni industriali intraprese, ma i lavoratori potranno ritenersi ugualmente soddisfatti?
Dopo 7 anni di vacanza contrattuale, lo scorso 11 febbraio, è stato sottoscritto l’adeguamento economico del nuovo CCA Busitalia; a porre la loro firma, il solito insignificante esercito di sigle sindacali FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT, FAISA-CISAL E UGL Autoferro, insomma all’azienda Busitalia “piace vincere facile”.
L’aumento della quota welfare da 110 a 200 euro torna a segnare l’ennesima perdita di servizi nel raggiro delle tassazioni; tipica speculazione da parte delle aziende private.
Ancora una volta sentiamo riecheggiare la fatidica frase “meglio questo che niente”; una frase che ha accompagnato ininterrottamente le lavoratrici e i lavoratori negli ultimi 35 anni producendo una enorme perdita di potere d’acquisto dei salari trascinandoli ad affermarsi tra i più bassi d’Europa.
A condire il tutto la grande beffa; mentre l’Europa cammina verso la riduzione dell’orario di lavoro a 32 ore settimanali, noi ci troviamo a fare i conti con chi, sul tavolo della contrattazione, cede con estrema leggerezza l’aumento progressivo di produttività.
Tutto questo ha aggredito pesantemente i lavoratori della società Busitalia, la loro qualità della vita, quella delle loro famiglie attraverso salari bassi e la completa assenza di un dignitoso equilibrio di conciliazione vita-lavoro ma, nel contempo abbiamo visto diventare Busitalia, già facente parte del gruppo FS, da società controllata di Trenitalia, oggi, a tutti gli effetti un’azienda parte integrante.
Questa vicenda imprenditoriale, all’inizio, aveva fatto ben sperare nel futuro i lavoratori “poveri” del gruppo FS ma ci hanno pensato da subito gli stessi sindacati firmatari a mettere le cose in chiaro; hanno firmato economie diverse per i lavoratori dei due vettori di trasporto, creando volutamente lavoratori di classe A e lavoratori di classe B.
Non è certamente così che si mette un argine alla fuga di lavoratori dal settore autoferrotranvieri, da questo lavoro si scappa proprio a seguito del fatto di essere una categoria sottopagata con una flessibilità e disponibilità oraria che impegna l’intera giornata,
Supponiamo sia per non smentirsi che, anche in questo rinnovo contrattuale, le sigle firmatarie hanno confermato la determinazione di due regimi salariali; a partire dai buoni pasto i quali, a regime da gennaio 2027, sarà di 8 euro per gli uni e di 10,5 euro per gli altri fino ad arrivare all’aumento ridicolo per i lavoratori del movimento, soprattutto dei più poveri al parametro 140, che a fronte di un’inflazione mediamente intorno al 6/7% annuo, si ritroveranno un aumento in busta paga di poco superiore a 50 euro.
Basta! è necessario da subito andare a redistribuire la ricchezza che le aziende private continuano ad incassare dai finanziamenti pubblici, è necessario da subito che i salari, come da sempre affermiamo, vedano un adeguamento reale al costo della vita.
Rivendichiamo che il salario minimo sia adeguato al costo reale della vita.
Subito 2000 euro netti in busta paga come salario minimo!
Federazione Regionale Umbria