Il servizio a chiamata non è trasporto pubblico; la resa della Regione Marche e il tradimento del diritto universale alla mobilità
Una scelta politica travestita da innovazione.
Nei giorni scorsi la Giunta regionale delle Marche ha approvato una delibera che introduce in modo organico i cosiddetti servizi flessibili a chiamata nel trasporto pubblico locale, presentandoli come una misura di rafforzamento del servizio per cittadini, studenti e lavoratori delle aree a domanda debole, dei piccoli centri e delle zone interne. La stampa regionale ha accolto la notizia con il consueto entusiasmo acritico riservato a ogni annuncio istituzionale: titoli che parlano di “rivoluzione del trasporto pubblico”, di servizio che diventa “più efficiente, sicuro e sostenibile”, di una svolta che “rafforza” ciò che, nei fatti, da un decennio viene sistematicamente impoverito.
USB Lavoro Privato non si associa a questo coro. Quella delibera non è una misura di rafforzamento: è la formalizzazione di una resa. È la sostituzione del diritto alla mobilità con un servizio occasionale, residuale e strutturalmente inadeguato a garantire ciò che il trasporto pubblico di linea esiste per garantire.
Il servizio a chiamata non è innovazione: è disinvestimento mascherato; la mobilità è un diritto, non un esercizio di contenimento della spesa.
Cosa dice davvero la delibera, dietro il linguaggio dell’efficienza.
Il testo della delibera regionale definisce i nuovi servizi a chiamata come uno strumento che gli enti concedenti del TPL potranno attivare nell’ambito della propria autonomia organizzativa, con collegamenti a prenotazione, percorsi variabili, fermate dedicate e orari modulati in funzione delle richieste degli utenti. Il linguaggio utilizzato è quello, ormai consueto in questo tipo di provvedimenti, dell’efficienza, della capillarità e dell’utilizzo più razionale delle risorse disponibili.
Va detto con chiarezza ciò che quel linguaggio nasconde: l’introduzione del servizio a chiamata non nasce da un surplus di risorse da investire in più mobilità, ma dalla necessità di gestire un sistema di TPL che da almeno dieci anni subisce tagli strutturali, con risorse insufficienti rispetto ai costi reali del servizio, contratti di servizio bloccati che non riflettono l’aumento dei costi operativi, e un rinnovo del CCNL di settore le cui coperture finanziarie, pur annunciate dal Governo, non sono state effettivamente inserite nella legge di bilancio.
Per i pendolari sistematici – lavoratori con turni fissi, studenti con orari scolastici regolari – il servizio a chiamata rappresenta un declassamento radicale rispetto alla linea fissa: la rigidità della prenotazione anticipata è incompatibile con la natura imprevedibile della vita quotidiana –un ritardo, un cambio di programma improvviso – e la dipendenza da una soglia minima di prenotazioni rende il servizio vulnerabile alla sua stessa cancellazione nei giorni di domanda più bassa, cioè esattamente nei momenti in cui chi non ha alternative ne avrebbe più bisogno.
La trasformazione del servizio di linea in servizio a chiamata non è neutra sul piano occupazionale, e su questo punto la comunicazione istituzionale tace quasi sempre.
Una rete di linea richiede una programmazione di turni stabile, conducenti assegnati a percorsi e orari definiti, organici calcolati sulla base di un’offerta certa. Un servizio a chiamata, per sua natura, richiede una disponibilità di personale variabile e proporzionale alla domanda effettiva: meno corse significano meno ore di guida necessarie, e quindi, nel tempo, organici ridotti o trasformati in forme di flessibilità contrattuale che replicano, sul lato del lavoro, la stessa precarietà imposta sul lato del servizio.Dieci anni di tagli progressivi, aziende del TPL in difficoltà strutturale; la sostituzione di corse di linea con servizi a chiamata non risolve la crisi occupazionale del settore ma la aggrava, perché riduce ulteriormente il fabbisogno di ore di guida stabili proprio mentre i lavoratori del comparto chiedono l’esatto contrario.
Usb Lavoro Privato rivendica:
- Divieto di sostituire corse di linea esistenti con servizi a chiamata.
- Finanziamento adeguato e stabile del TPL come precondizione di ogni discorso sull’innovazione del servizio.
- Piena tutela occupazionale dei lavoratori coinvolti in eventuali trasformazioni del servizio.
USB Lavoro Privato, Federazione Regionale Marche