Occupazione giovanile priorità per il governo? "Basta con le prese per i fondelli. Ci vuole più stato e la riduzione dell'orario di lavoro."

Nazionale -

“Monti e la Fornero per oltre un anno hanno sostenuto che andare in pensione a 70 anni avrebbe favorito l'occupazione giovanile. Falso! Se la gente non va in pensione e la 'quantità di lavoro disponibile' rimane la stessa o addirittura diminuisce, significa che meno giovani entrano nel mondo del lavoro. Infatti la disoccupazione giovanile è in aumento e oggi supera il 40%”, dichiara Fabrizio Tomaselli, dell'Esecutivo nazionale USB.



“Anche il governo Letta dice bugie", prosegue Tomaselli, "vorrebbe aumentare l'occupazione riducendo il costo del lavoro per le aziende e rendendo più flessibile il lavoro. Tutti sanno ormai che lavoro più flessibile vuol dire risparmiare manodopera. E con una situazione economica in declino, chi può ragionevolmente pensare che riducendo i costi per le aziende si aumenta l'occupazione. Al contrario, le conseguenze sarebbero: nessuna nuova assunzione, forse una boccata di ossigeno per le aziende in difficoltà e qualche profitto in più per le altre”.



Rilancia il dirigente sindacale “l'occupazione si può aumentare sostanzialmente solo attraverso due misure da adottare contemporaneamente: suddividere il lavoro che c'è in modo diverso e predisporre un intervento diretto e investimenti ingenti da parte dello stato.
Questo significa da una parte riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario e contestuale blocco del lavoro straordinario e dall'altra un rilancio dell'economia basato su un forte ruolo dello stato con interventi diretti nell'economia reale.”



“Un'ora di lavoro in meno con il contestuale blocco del lavoro straordinario equivale ad alcune centinaia di migliaia posti di lavoro in più. Se si scendesse dalle 40 ore attuali del lavoro privato e dalle 36 nel pubblico impiego a 35 ore per tutti, si produrrebbero oltre un milione di posti di lavoro in più. Posti di lavoro che significherebbero anche entrate in più per lo Stato il quale, a quel punto, potrebbe ridurre veramente anche il costo del lavoro e l'IRPEF per il lavoratori.
Se a questo si aggiunge il fatto che il lavoro non si crea per decreto come sembra far credere Letta, ma con interventi concreti, allora per incrementare ulteriormente l'occupazione è indispensabile un'azione massiccia dello stato in settori che possano rilanciare l'economia direttamente e attraverso l'indotto che producono. Politiche di risanamento ambientale e di messa in sicurezza del territorio, sviluppo del turismo e dei beni culturali, valorizzazione dei beni comuni e del welfare,  rilancio della ricerca e della scuola pubblica, lotta all’abusivismo e all’evasione, ecc. Ma anche un intervento di carattere industriale, prevedendo altresì la nazionalizzazione per garantire il mantenimento dei livelli produttivi e occupazionali in aziende in difficoltà e in settori strategici”, sottolinea Tomaselli.

 

“E allora basta con le bugie e con le prese per i fondelli”, conclude il dirigente sindacale di USB, "le alternative ci sono.  Il governo dica chiaramente dove vuole andare e cosa vuole fare: noi a questo 'decreto del fare nulla' risponderemo con la 'politica del fare conflitto'."

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