Rinnovo CCNL attività ferroviarie: capolavoro di ambiguità retorica di FILT-FIT-UILT; si dichiarano amici dei lavoratori mentre strizzano l'occhio al padronato.

Nazionale -

Hanno la faccia dei potentati per grazia ricevuta, di quelli che hanno capito come farsi invitare sempre ai ricchi banchetti del potere; sembrano il don Circostanza di Fontamara, il meschino e infame, falso amico del popolo, personaggio siloniano, capace di spartire in tre quarti al podestà e tre quarti ai cafoni del Fucino, l’acqua del fiume che il primo si vuole ciucciare tutta a scapito dei secondi.

Parlano e scrivono con lingua e penna biforcuta, elencando al popolo dei lavoratori tutto il manuale delle buone intenzioni su diritti e tutele, mentre garantiscono al padronato organizzato che quelle buone intenzioni resteranno carta straccia di fronte ai suoi interessi strategici e alle sue pretese di lucroso profitto.

Non c’è altro modo di capire il documento che FILT CGIL, FIT CISL e UIL TRASPORTI hanno fatto circolare nei giorni scorsi, recante: “Linee di indirizzo FILT FIT e UILT per la stagione dei rinnovi contrattuali 2027-2029” (delle attività Ferroviarie e di Gruppo FSI).

Tale documento è di esemplare ambiguità retorica, laddove gli estensori si rivendicano amici dei lavoratori e strateghi dello sviluppo industriale del Paese attraverso il favoreggiamento della competitività tra le imprese;

scrivono di tutela delle retribuzioni e delle condizioni di lavoro mentre rilanciano il criterio della produttività come garanzia di queste e quelle:

“… Essa [la contrattazione] dovrà continuare a garantire salari dignitosi [??? – il potere d’acquisto delle retribuzioni dei lavoratori italiani è diminuito del 3% negli scorsi trent’anni - fonte ISTAT: continuiamo così: facciamoci del male!!!], diritti, sicurezza e welfare; ma [!!!] dovrà anche contribuire a orientare gli investimenti, accompagnare le trasformazioni industriali, valorizzare e rafforzare la competitività delle imprese”, si legge nelle conclusioni del documento;

e ancora:

“ L’obiettivo non è soltanto rinnovare i contratti, ma [!!!] costruire un nuovo modello [la dicitura ricorderà qualcosa alle migliaia di lavoratori della manutenzione infrastrutture di RFI?] di sviluppo nel quale il lavoro [mica i lavoratori] sia riconosciuto come il principale fattore di crescita e la persona [ancora, mica il lavoratore] rimanga [???] il riferimento di ogni scelta economica, organizzativa e tecnologica.”.

Per quanto riguarda le indicazioni politico - sindacali sullo strumento contrattuale, nel papello della riesumata triplice, di infausta memoria per il movimento dei lavoratori, si ribadisce:

“La imprescindibile conferma dei 3 anni di durata dei CCNL” [!!! – quando è chiaro come il giorno che è nell’interesse dei lavoratori il ritorno alla durata di 2 anni per la parte retributiva e di 4 per quella normativa] mentre, per la tutela del potere di acquisto delle retribuzioni, piena riconferma dell’indice IPCA che sottrae dal calcolo dell’inflazione i costi delle materie prime di importazione: vedi energia, proprio la voce che incide in profondità il potere di acquisto delle retribuzioni stesse.

L’apoteosi dell’ipocrisia viene raggiunta con la rivendicazione della certificazione della rappresentanza; continua il papello:

“Occorre rafforzare la rappresentanza certificata, fondata sulla combinazione tra dato associativo e consenso elettorale, cioè iscritti e dati elettorale (voti espressi) nelle elezioni delle rappresentanze sindacali, e con essa strumenti per la diffusione della RSU in tutte le imprese superando gli ostacoli che ne hanno limitato la costituzione.” [!!! – se nove anni di mancato rinnovo delle RSU/RLS nel Gruppo FSI, vi sembran pochi …!].

E siccome la rappresentanza deve essere certificata, scrivono ancora gli estensori del papello, è bene che i lavoratori non iscritti alle organizzazioni stipulanti contratti, debbano pagare i costi sostenuti dalle OOSS per ogni rinnovo contrattuale; alla logica capitalistica, una volta sposata, non si scappa più: la merce è merce e va pagata!

Il resto è pastasciutta ormai avariata per i troppi ripassi in padella durante la trentennale “stagione della restituzione dei diritti acquisiti”, così nominata proprio negli ambienti di questi campioni della rappresentanza ereditaria, nonché strateghi economici delle magnifiche sorti e progressive del Paese, di cui, sempre meglio, stiamo sperimentando il grado perizia nell’analisi politica e sociale, dal punto di vista degli interessi dei lavoratori.

Eppure la situazione nazionale e internazionale è ormai di tale gravità da rendere necessario un totale cambio di impostazione nelle politiche sindacali, con cui è necessario indicare ai lavoratori e a tutti degli strati popolari del Paese, vie di reale opposizione alle logiche lucrative dei blocchi padronali, interni e esterni, separando, ideologicamente e praticamente, i destini degli uni e degli altri.

E’ questo l’impegno della nostra organizzazione, sul quale veniamo ogni giorno confortati dal riconoscimento delle migliaia di lavoratrici e lavoratori di tutti i settori produttivi del Paese che ci sostengono e ci esortano a approfondire l’azione politica e sindacale in quel senso di riscatto e rivendicazione di tutt’altre condizioni di lavoro e esistenza: contro la società di mercato, dove tutto è merce comprese la dignità sociale, la salute, la cultura, la guerra (e adesso anche i rinnovi contrattuali).

Settembre è alle porte e arriverà con il suo tremendo carico di questioni generali, politiche e sociali, su cui è necessario compattare l’attenzione dei blocchi popolari e dei lavoratori tutti del Paese;

per questo ci vedremo nelle piazze contro la guerra dei padroni del mondo e davanti ai palazzi dei rinnovi contrattuali e delle crisi industriali: sempre avanti e tra i lavoratori, sempre contro i padroni e i padroncini.

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