TPL al collasso: il Governo smantella il diritto alla mobilità mentre finanzia l’economia di guerra.

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Ancora una volta il Governo dimostra nei fatti quale sia la propria idea di trasporto pubblico: meno risorse, ritardi nei trasferimenti, scarico dei costi su Regioni e Comuni, peggioramento dei servizi per cittadini e condizioni sempre più pesanti per i lavoratori del settore.

Le amministrazioni territoriali vengono lasciate sole a sostenere economicamente un servizio essenziale, mentre autobus, tram, metropolitane e treni regionali continuano a funzionare grazie a interventi tampone e sacrifici degli addetti al settore. È una gestione irresponsabile che mette a rischio la continuità del servizio e scarica sulle famiglie il prezzo delle scelte del Governo.

Tutto questo avviene mentre si trovano miliardi per il riarmo, per l’aumento delle spese militari e per una vera e propria economia di guerra. Quando si tratta di investire nei servizi pubblici essenziali, nella mobilità collettiva, nella qualità della vita e nel lavoro, improvvisamente le risorse spariscono. Quando invece si tratta di alimentare logiche belliche e grandi operazioni propagandistiche, i soldi si trovano sempre.

Le conseguenze sono evidenti: mezzi obsoleti, linee insufficienti, carenza di personale, peggioramento della sicurezza, territori isolati, tariffe sempre più pesanti e condizioni di lavoro insostenibili per autisti, ferrovieri, manutentori e addetti del comparto accentuando, inoltre, le logiche aziendalistiche e di mercato, senza garantire né risorse certe né una visione nazionale della mobilità come diritto universale.

Come organizzazione sindacale diciamo con chiarezza che il Paese ha bisogno dell’esatto contrario:

  • trasporto pubblico come diritto sociale universale;
  • centralità della gestione pubblica e stop alle privatizzazioni;
  • finanziamento strutturale e stabile del settore;
  • rinnovo dei mezzi e sviluppo delle reti urbane, suburbane e regionali;
  • integrazione ferro-gomma e intermodalità reale;
  • tutela dell’occupazione e valorizzazione salariale del personale;
  • riduzione dell’inquinamento e riequilibrio territoriale tra Nord e Sud;
  • mobilità accessibile per studenti, anziani, lavoratori e aree interne.

È necessario che si investi nei servizi pubblici essenziali, nel lavoro, nella giustizia sociale e nella conversione ecologica del sistema dei trasporti; contrastare lo smantellamento del Trasporto Pubblico Locale per costruire un modello pubblico, partecipato, sostenibile, capace di unire i territori invece di dividerli e di garantire diritti invece di produrre disuguaglianze.

È necessario mettere in protezione salari e pensioni in modo concreto davanti alla nuova fiammata inflazionistica dovuta alla guerra;

È necessaria una nuova scala mobile, il salario minimo a 2000 euro mensili, un sistema contrattuale che non vincoli più i rinnovi all’inflazione programmata e consenta di recuperare le gravi perdite accumulate in questi anni.

Per questi motivi l’Unione Sindacale di Base lancia le mobilitazioni del

29 aprile presidio a Roma, ore 15:00 Piazza Capranica

il prossimo 23 maggio, manifestazione nazionale a Roma

 

 

USB Lavor o Privato, Coordinamento Nazionale settore TPL