TPL Calabria, metodo opaco e discriminatorio: USB Lavoro Privato esclusa dal confronto
USB Lavoro Privato – Trasporto Pubblico Locale denuncia il metodo opaco e discriminatorio con cui la Regione Calabria sta conducendo l’esame della proposta di legge sulla nuova disciplina del trasporto pubblico locale.
Il 27 luglio la Quarta Commissione del Consiglio regionale ha convocato per il 3 agosto istituzioni, aziende, associazioni e numerose organizzazioni sindacali, escludendo USB Lavoro Privato, Confederazione rappresentativa a livello nazionale e presente anche presso il CNEL. Tre giorni dopo ha invece esteso l’invito a una sigla dalla presenza limitata territorialmente e settorialmente.
Non contestiamo il diritto di altri a partecipare, ma la discrezionalità con cui la Regione sceglie gli interlocutori: così il confronto rischia di ridursi a una pratica di amichettismo politico e sindacale.
A conti fatti, però, è stato un bene non essere stati convocati, perché altrimenti saremmo stati chiamati a ratificare un percorso già avviato e a offrire copertura formale a decisioni già orientate.
Nel merito, la proposta di legge non è una semplice riorganizzazione amministrativa.
La legge istituisce AMCAL, una società per azioni interamente pubblica, alla quale vengono accentrate la programmazione operativa, la scelta delle modalità di affidamento, la costruzione dei lotti, le procedure di gara, la stipula dei contratti e il controllo dei servizi.
Dietro la forma pubblica dell’Agenzia emerge però con chiarezza l’indirizzo politico della riforma: partenariato pubblico-privato, investimenti privati, affidamenti mediante finanza di progetto, articolazione del servizio in lotti e autorizzazione di servizi a libero mercato.
Si costruisce così una regia pubblica non per realizzare un gestore regionale pubblico, ma per organizzare il mercato e predisporre gli affidamenti agli operatori.
La Regione sceglie quindi di mantenere in mano programmazione e controllo, lasciando al mercato l’esercizio dei servizi. Il pubblico finanzia e garantisce i ricavi; il privato ricerca il profitto, con il rischio che i costi vengano scaricati sui lavoratori e sulla qualità del servizio.
Questa impostazione è ancora più grave alla luce di quanto sta accadendo a livello nazionale.
Il Governo intende trasformare il Fondo nazionale TPL in una compartecipazione regionale all’IRPEF, con il rischio di una decurtazione di circa 240 milioni, della perdita del vincolo di destinazione e di una crescente incertezza nella distribuzione delle risorse tra Regioni e Comuni.
La proposta calabrese continua però a fondare il finanziamento dei contratti di servizio proprio sul Fondo nazionale, sulle risorse regionali e su quelle degli enti locali. Per il 2027 e il 2028 vengono confermati soltanto 38,6 milioni annui di risorse autonome regionali, già iscritti in bilancio, senza nuovi stanziamenti capaci di proteggere il sistema dalla possibile riduzione delle risorse statali.
Nello stesso testo, persino il perseguimento dei livelli ottimali delle prestazioni viene subordinato alla formula “compatibilmente con le disponibilità di bilancio”.
Il diritto alla mobilità viene quindi proclamato, ma i servizi saranno garantiti solo nei limiti delle risorse disponibili.
In questo scenario, l’apertura al mercato non è una soluzione. È il meccanismo attraverso cui la scarsità di finanziamenti rischia di tradursi in riduzione delle percorrenze, aumento delle tariffe, peggioramento dei turni, compressione degli organici, subaffidamenti e abbandono delle aree interne e dei collegamenti meno redditizi.
USB non avallerà questo processo.
Chiediamo la sospensione dell’iter e l’apertura di un confronto reale, con tempi adeguati e criteri trasparenti di partecipazione. Rivendichiamo un gestore unico regionale interamente pubblico, capace di integrare ferro e gomma, tutelare l’occupazione, garantire uniformità contrattuale e assicurare il diritto alla mobilità in tutto il territorio calabrese.
Il trasporto pubblico locale non è un mercato da organizzare né uno spazio da distribuire tra interessi politici, aziendali e sindacali selezionati. È un servizio essenziale, finanziato con risorse collettive, che deve essere sottratto alle logiche del profitto e governato nell’interesse dei lavoratori, degli utenti e dei territori.
USB Lavoro Privato – Trasporto Pubblico Locale Calabria