TPL ROMA: I LAVORATORI ATAC NON VOGLIONO ESSERE IL CAPRO ESPIATORIO DEI PROBLEMI DOVUTI A PIANO INDUSTRIALE E MEZZI OBSOLETI

Roma -

Il Sindaco Alemanno scarica sui lavoratori dell’ATAC le colpe dei disservizi causati dopo l’apertura della metro B1, accusandoli di boicottare il servizio e causare gravi disagi ai passeggeri. Il Sindaco minaccia anche pesanti sanzioni, ma  si astiene dal dire che i dipendenti sono sovraccaricati di lavoro per sopperire alla cronica carenza di personale di movimento. Peccato per lui che anche il Prefetto Pecoraro, nell’incontro dello scorso martedì 19 giugno, non ha riscontrato elementi per i quali intervenire sugli addetti al servizio.

 

Alemanno inoltre nasconde alla cittadinanza che nella B1 le soste in prossimità dello scambio tra Annibaliano e Bologna, lunghe anche 10 minuti, sono semplicemente dovute alla inadeguatezza dei sistemi di scambio, tra l'altro non monitorati dalla centrale operativa come avviene nelle più funzionali metropolitane europee.  A questo si aggiungono le difficoltà dovute a treni obsoleti e non sufficientemente  manutenuti.

Dopo aver frettolosamente smantellato il trasporto pubblico in superficie nella piena consapevolezza delle ricadute negative per la cittadinanza, il Sindaco e la dirigenza ATAC dovrebbero almeno avere il coraggio di ammettere che quanto sta accadendo è la semplice applicazione del piano industriale, basato sull’aumento dei carichi di lavoro per il personale di movimento, il taglio del servizio e l’aumento delle tariffe.

 

Per questi motivi USB Lavoro Privato, diversamente dai sindacati complici, non ha firmato il verbale d’accordo del 30 novembre 2011, apripista di un piano industriale che non risolve l'annoso problema dello sperpero di denaro pubblico attraverso costosissimi appalti, consulenze esterne, privilegi di dirigenti e quadri, assegni ad personam e super minimi elargiti senza alcuna trasparenza, lasciando così intatto il vergognoso sistema di “parentopoli”.

 

USB Lavoro Privato sostiene dunque le giuste rivendicazioni dei lavoratori del Tpl romano e ritiene indispensabile che la pianificazione del servizio nella capitale venga organizzata sulla base delle reali necessità della cittadinanza e non su un progetto incentrato esclusivamente sul taglio del costo del lavoro.

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