USB in audizione alla IX Commissione della Camera - Trasporti, poste e telecomunicazioni

In allegato la relazione depositata del settore Tasporto Pubblico Locale

Nazionale -

Mentre le ultime stime ci propinano dati sul prossimo ed inevitabile esaurimento del petrolio, il mondo occidentale persevera nello sfruttamento di risorse peraltro di scarsa qualità e rendimento che decenni fa non prendevano nemmeno in considerazione. Ma, in una situazione di strangolamento continuo di un modello  economico basato sullo sfruttamento intensivo delle fonti energetiche tradizionali, si adottano misure la cui portata non è stata probabilmente valutata con la dovuta serenità.

 

Il vero problema di fondo, è il rifiuto da parte delle forze politiche di ripensare l’attuale modello economico nei suoi punti di criticità, i quali sono basati sulla crescita economica inarrestabile ed esponenziale. Quanto più tarderemo ad accettare, e a propinare, che c'è bisogno di un cambiamento del modello  economico esistente,  maggiore sarà il tempo necessario per riparare i guasti ambientali ma non solo avvenuti negli anni. Ora in questo quadro generale va collocata la situazione  in cui versa il trasporto pubblico locale nel nostro paese.Si manifestano, infatti,  in tutta la loro drammaticità tematiche, che necessariamente devono essere considerate  in stretta relazione tra loro.

Temi come la congestione del traffico cittadino, l’alterazione  delle condizioni climatiche, il continuo aumento dell’incidentalità, risorse energetiche in via di esaurimento, nonché le politiche abitative si presentano con caratteristiche interdisciplinari che richiedono di essere argomentate e affrontate  nel loro insieme. Indubbi benefici potrebbero verificarsi per la collettività perseguendo quei macro obiettivi riconducibili nella piena soddisfazione dei cittadini in termini di qualità del trasporto collettivo e creando nel contempo una vera e fattibile  alternativa alla mobilità privata.

Per molti decenni la politica dei trasporti in questo paese è stata percepita e  presentata come un mero obbligo normativo dettato dalla costituzione che garantisce il diritto alla mobilità a cui la classe politica non ha fatto altro che attenersi. Una impostazione mentale che molti politici hanno fatto propria, non consentendo  a chi ha l’obbligo politico e morale di  dirigere il paese, d’intraprendere una politica dei trasporti incentrata sulla progettualità e su provvedimenti di breve, medio e lungo periodo.

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