Ancora un gravissimo incidente sul lavoro nelle ferrovie
L’ambito ferroviario continua a dimostrarsi sempre più rischioso; per chi vi lavora e per chi usa il treno come soluzione ai problemi della mobilità quotidiana.
Sabato mattina un treno turistico con quattrocento persone a bordo è stato coinvolto in un gravissimo incidente, impattando contro una piattaforma elevatrice su cui erano all’opera tre lavoratori, impegnati nella manutenzione del viadotto che sovrasta la sede ferroviaria della linea storica Sulmona-Carpinone.
La cabina del convoglio ferroviario è rimasta completamente schiacciata dall’enorme struttura in ferro che, evidentemente, ingombrava impropriamente la sede ferroviaria di libero transito dei treni.
Dei tre lavoratori che, sembra, siano dipendenti di una impresa d’appalto Anas, società del Gruppo FSI, uno risulta ricoverato presso l’ospedale dell’Aquila in prognosi riservata mentre gli altri sono stati portati all’ospedale di Castel di Sangro: tutti e tre sono di nazionalità non italiana, tra i cinquanta e i sessant’anni.
Un incidente gravissimo che fortuitamente non ha prodotto l’ennesima nefanda strage di lavoratori e passeggeri in ambito ferroviario.
Abbiamo presenti gli effetti di tali incidenti ferroviari, attraverso i casi emblematici che, da Crevalcore a Brandizzo, passando per Viareggio e Pioltello, hanno funestato la storia di lavoratori, viaggiatori e cittadini residenti nei pressi delle stazioni: casi clamorosi che tuttavia rappresentano i picchi di una dinamica infortunistica che procede continuamente nel quotidiano di questo ganglo strategico dell’assetto socio-produttivo del Paese.
A fronte di questa ennesima mancata strage sul lavoro, ancora una volta assistiamo alla sagra dell’ipocrisia di chi si batte il petto, invocando una generica sicurezza e semplici chiarimenti da parte dei responsabili aziendali, mentre continua a prodigarsi nel favoreggiamento delle più spregiudicate politiche privatistiche managerial-padronali: vale per le istituzioni della Stato come per le centrali sindacali arrogantemente avvinghiate alle loro antidemocratiche posizioni di rendita governativa e confindustriale.
Serve dunque rompere gli indugi sulla ripresa di rivendicazioni politiche e sindacali che restituiscano effettiva facoltà di controllo ai lavoratori sulle loro condizioni di lavoro; soprattutto nelle aziende del Gruppo FSI dove da quasi dodici anni non si rinnovano le rappresentanze sindacali per la sicurezza e per la contrattazione (RLS/RSU) e dove la dirigenza aziendale ha più volte attaccato disciplinarmente quei delegati dei lavoratori che hanno denunciato casi clamorosi di insicurezza sul lavoro: davvero una scandalosa prova del precario stato di salute della democrazia sostanziale nel Paese, scandalo contro cui siamo impegnati nei tribunali come sui posti di lavoro nelle aziende ferroviarie.
Mentre ci prepariamo allo sciopero generale del prossimo 30 ottobre, in concomitanza con lo sciopero internazionale dei portuali contro la guerra e il traffico marittimo di armamenti, in cui la salute e la sicurezza sul lavoro è parte integrante delle rivendicazioni di concrete tutele economiche e sociali per i lavoratori, i pensionati e i cittadini delle fasce popolari non abbienti, rilanciamo la nostra indicazione sulla necessità di una legge che istituisca la fattispecie giuridica di “omicidio sul lavoro”, come aggravante per il reato di mancato rispetto doloso di norme per la salute e la sicurezza sul lavoro da parte dei responsabili aziendali e, contemporaneamente rafforzi sostanzialmente il ruolo dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS), aumentandone il numero e le facoltà di controllo.
In attesa di ulteriori notizie dalle indagini in corso, esprimiamo vicinanza ai lavoratori coinvolti in questo ennesimo gravissimo incidente, auspicando la loro completa riabilitazione fisica e restando a loro disposizione per ogni esigenza di tutela sindacale e legale.