Conciliazione vita-lavoro: la grande emergenza silenziosa degli Autoferrotranvieri

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Dietro il dibattito sull’ultimo rinnovo del CCNL Autoferrotranvieri si nasconde una questione che per migliaia di Lavoratrici e Lavoratori è tutt’altro che teorica: la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro.

Una difficoltà quotidiana, spesso invisibile all’esterno, ma pesantissima per chi ogni giorno garantisce un servizio pubblico essenziale come la mobilità.

Dentro questo quadro si inserisce il cosiddetto “trattamento integrativo” introdotto dall’ultimo rinnovo: 40 euro lordi mensili per dodici mensilità in caso di accordo aziendale; 20 euro in caso di mancato accordo. Una cifra che non rientra nella retribuzione normale, che non incide sul TFR, comprensiva di tutti gli istituti diretti e indiretti, passati e futuri. Una voce economica marginale, strutturalmente fragile con buona pace della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro degli Autoferrotranvieri.

Si è scelto di monetizzare un diritto fondamentale con l’ennesimo rinnovo contrattuale farsa dove il trattamento integrativo concentra in sé tutte le contraddizioni di chi oggi si siede ai tavoli di trattativa pronto a firmare la qualunque senza sapere né leggere e né scrivere e soprattutto senza una reale volontà di difendere gli interessi delle Lavoratrici e dei Lavoratori!
20 euro rappresentano il valore attribuito a una condizione di stress che si ripercuote quotidianamente sul personale di front line. Una “mancetta” che pretende di compensare ciò che compensabile non è: la qualità della vita, la sicurezza, la dignità del lavoro.

E la realtà ha già smascherato la retorica del rinnovo: gli accordi sottoscritti in Italia per il riconoscimento pieno dei 40 euro sono una percentuale residuale, quasi millesimale. In molte aziende il riconoscimento dell’importo maggiore è stato subordinato a incrementi di produttività spesso superiori al valore economico riconosciuto. Si chiede più efficienza, più flessibilità, più carichi di lavoro in cambio di briciole. Un meccanismo che ribalta completamente il senso di una misura che avrebbe dovuto riguardare il contemperamento dei tempi di vita e di lavoro.

Nel testo contrattuale il principio è scritto nero su bianco, Ma nei fatti è stato svuotato di contenuto!
Le associazioni datoriali e le organizzazioni sindacali firmatarie hanno chiuso un accordo che lascia intatta, quando non peggiora, l’organizzazione del lavoro: ancora una volta si è scelto di firmare e celebrare un risultato, senza incidere realmente sulle condizioni materiali delle persone.
Intanto la vita quotidiana degli autoferrotranvieri continua a essere segnata da orari discontinui, turni spezzati, tempi di recupero compressi. Si lavora dalle prime ore del mattino fino a tarda sera, nei festivi, nei fine settimana, garantendo il diritto alla mobilità di migliaia di cittadini, in una realtà fatta di difficoltà nel programmare la propria giornata, di assenze forzate dalla vita familiare, di equilibrio sempre più fragile tra lavoro e sfera privata. E tutto questo mentre il principio della conciliazione resta una formula astratta, incapace di incidere concretamente sulla qualità e sulla sicurezza del lavoro.

Non è soltanto una questione di fatica fisica. È una questione di salute, di sicurezza, di dignità! Un’organizzazione del lavoro che ignora il fattore umano produce stress, logoramento, demotivazione e inevitabili ricadute anche sulla qualità e sulla sicurezza del servizio.

Chi guida autobus, tram, metro e treni, chi opera ogni giorno in prima linea, non chiede trattamenti speciali: chiede di poter svolgere il proprio lavoro senza dover rinunciare alla propria vita. E questo non è uno slogan, ma una necessità non più rinviabile!

USB Lavoro Privato, Coordinamento nazionale settore TPL