La partita doppia dei bilanci ferroviari

Roma -

Vorremmo rallegrarci, al pari dei membri del cda del Gruppo FSI, per i dati della relazione finanziaria 2018 approvata e presentata in pompa magna il 26 marzo scorso. Vorremmo essere felici come loro per i 12,1 mld di ricavi per l'esercizio 2018 di cui la maggior parte in quota RFI, per le positive valutazioni delle agenzie internazionali di rating, per i 7,5 mld di investimenti di cui il 98% sul territorio nazionale, etc…

 

Vorremmo ma non possiamo; e non possiamo perché dal nostro punto di vista in quel documento mancano tutti i dati sulla sofferenza delle lavoratrici e dei lavoratori interessati alle varie attività del Gruppo FSI: le pesantissime carenze di organico e di figure professionali nel settore della manutenzione infrastrutture; le migliaia di ore di straordinario notturno; i turni inumani e le assurde riduzioni dei riposi minimi giornalieri per il personale viaggiante di Trenitalia e per quello della manutenzione stessa di RFI, per il fatto che il CCNL del Gruppo è scaduto da un anno e mezzo e ancora non si parla di rinnovo.

 

Non possiamo soprattutto perché quei ricavi sono costati la vita a decine e decine di lavoratori nei cantieri di RFI, perché sono ottenuti occultando le più palesi tendenze all'insicurezza nelle attività ferroviarie degli ultimi anni, le decine di incidenti sul lavoro e che hanno interessato la stessa circolazione dei treni con gravissime conseguenze anche per i viaggiatori.

 

Non possiamo anche perché la magistratura sta indagando sui vertici di RFI per collusione con le mafie nell'assegnazione di appalti miliardari per i cantieri ferroviari.

 

Non possiamo rallegrarci perché il nostro punto di vista è opposto a quello del management e del padronato ferroviari; un punto di vista già noto a molti degli attori interessati come il Ministero dei Trasporti, l'Agenzia Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria, la Confindustria e i vertici stessi del gruppo FSI, da noi più volte chiamati a rispondere con denunce e azioni di lotta sindacale.

 

Possiamo e vogliamo invece intensificare la nostra azione politica e sindacale per il contrasto alle politiche padronali di deregolamentazione e di super sfruttamento delle maestranze dell'impresa privata nelle attività ferroviarie, per esigere la tutela del diritto alla salute e alla sicurezza di tutti i lavoratori interessati, per pretendere migliaia di assunzioni nei settori operativi di RFI e Trenitalia, per la riduzione dell'orario di lavoro e l'aumento di stipendi e salari, per combattere mafie e corrotti nella più grande società di servizio pubblico del Paese.

 

Anche per questo siamo impegnati in questi giorni nella difesa dei diritti e della democrazia sindacali, contro le assurde recenti pretese della Commissione di Garanzia per gli Scioperi di vietare lo sciopero generale indetto da USB per il prossimo 12 aprile contro l'offensiva padronale verso i lavoratori e i beni comuni del Paese; un divieto che contrasteremo con iniziative di lotta in tutta Italia e con la programmazione di uno sciopero generale dei trasporti nel prossimo mese di maggio.

 

 

UNIONE SINDACALE DI BASE Lavoro Privato - Attività Ferroviarie

 

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