La viralità del potere e il rimedio della lotta: sulla nomina del nuovo AD del gruppo FS

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Con la modalità delle cosiddette infezioni virali nei sistemi informatici, anche ai vertici manageriali di FSI si riproducono figure che, per quanto incensate dalla vulgata della stampa padronale e partitica, con la loro continuità progettuale mercatista, di fatto inceppano il sistema ferroviario nella sua funzione di servizio sociale universale, minando la sua capacità industriale dall’interno, depotenziando impianti di produzione e manutenzione, con gli enormi tagli di personale e di tutele contrattuali per i ferrovieri dell’esercizio, operati selvaggiamente nell’ultimo decennio, a tutto vantaggio della penetrazione privata nel settore.

Per altro, la famigerata “panchina corta dei manager che possono dirigere le ferrovie”, così definita dall’allora neo eletto amministratore delegato del Gruppo FSI Stefano Donnarumma, dev’essersi, nel frattempo del suo milionario, incompiuto mandato, ulteriormente accorciata se a sostituirlo arriva, direttamente dalla reggenza di Trenitalia, Giampiero Strisciuglio.

Informazioni sulle magnifiche sorti e progressive del nuovo Amministratore le si può leggere direttamente dai siti delle ferrovie e dalla suddetta stampa amica, dove però manca (ma mica fa meraviglia …) quella sulla sua imputazione per omicidio e disastro ferroviario colposi per la strage di cinque lavoratori della manutenzione infrastrutture in appalto, travolti da un treno nella notte del 30 agosto 2023; imputazioni per le quali la procura di Ivrea ha chiesto il   rinvio a giudizio per 21 indagati, tra cui lo stesso, allora amministratore di RFI, Strisciuglio che il 30 settembre prossimo comparirà davanti al giudice per l’udienza preliminare: così l’informazione sul supermanager ci pare, almeno, più trasparente.

Nel frattempo il servizio ferroviario è sempre al centro dell’allarmata attenzione della popolazione che, se non si trova a aspettare un treno che non arriva puntuale, può trovarsi in uno su cui crollano detriti della galleria trivellata dall’esterno; e dei ferrovieri stessi che per i medesimi casi continuano a rischiare quotidianamente la propria salute e incolumità.

E come se niente fosse prosegue pure il disinvolto lavorio delle compagini aziendali e sindacali firmatarie per la contrattazione e lo svolgimento cosiddette relazioni industriali ambito ferroviario, con il quale lavorio, settore per settore, dette compagini vanno procedendo verso ulteriori avvitamenti normativi e gestionali che, al costo di pochi spicci in busta paga, sottrarranno ulteriori tutele esistenziali ai ferrovieri e a cascata ai lavoratori delle imprese private del settore: mentre sono 8 anni che impediscono ai ferrovieri stessi di rinnovare le loro rappresentanze sindacali e per la sicurezza sul lavoro.    

Lo diciamo ancora una volta che, come per le intere sorti del Paese, non sarà certo un manager o un politico della provvidenza a ridare una prospettiva di recupero della loro funzione sociale alle ferrovie ma l’iniziativa organizzata e coordinata dei lavoratori e dei blocchi popolari, tutti fondamentalmente interessati alla rivendicazione di una visione sociale del lavoro e dei servizi pubblici, della salute, dell’istruzione e della dignità economica e esistenziale della persona lavoratrice e cittadina.

Da parte nostra, dunque, nessuna felicitazione per la nomina del “nuovo” a del Gruppo FSI, quanto il ribadito impegno a promuovere e sostenere la necessaria lotta di lavoratori e cittadini a contrasto delle politiche manageriali di mercato che, a colpi di mano e di involuzione legislativa, stanno pervadendo e contaminando ogni istanza della vita sociale nel nostro Paese.

Continueremo perciò a sostenere ogni iniziativa di mobilitazione ambito ferroviario ritenendo allo stesso tempo necessario un affondo di conflittualità sindacale che a partire da settembre dovrà vedere i ferrovieri compatti nella volontà di sfondamento dei limiti della legge 146/90, recentemente indicati dal Comitato Europeo per i Diritti Sociali, come non conformi ai trattati comunitari sottoscritti dallo Stato italiano.

 

Ancora agitati! Ancora alla lotta! Ancora più dura!