Scioperi 11 e 12 Giugno. Dare una vera prospettiva alle lotte dei ferrovieri
L’ingorgo degli scioperi indetti nelle ferrovie l’11 e 12 giugno prossimi ci spinge a fare alcune considerazioni in un contesto quanto mai complicato.I ferrovieri sono reduci tra il 2024 e il 2025 da una forte campagna per il rinnovo contrattuale a sostegno di una piattaforma nata dal basso, fatta di una cadenza di scioperi mensile fortemente partecipati e in modo trasversale. Sicuramente qualche piccolo risultato è stato ottenuto rispetto un esito scontato, ma le richieste dei ferrovieri sono rimaste lettera morta, senza neanche il diritto a un referendum vero.
Questo è stato possibile anche grazie alla gabbia della legge anti-sciopero, inasprita ad hoc durante quei mesi, che ha svolto egregiamente il compito di imbavagliare il conflitto e renderlo compatibile a un sistema di rappresentanza e contrattazione votato alla moderazione salariale e alla compatibilità.
In tutto questo, a oggi rimane in piedi la vergogna delle RSU scadute da quasi 8 (otto) anni nel Gruppo FSI, le quali nel frattempo continuano imperterrite a trattare e stipulare accordi senza che più del 50% dei ferrovieri l’abbiano mai votate. Senza parlare dello scandalo ancora più grave che riguarda il conseguente mancato rinnovo delle RLS; un record negativo da ultimo mondo.
Naturalmente in questo contesto, i nodi legati a salari fermi rispetto la nuova ondata inflattiva, condizioni di lavoro sempre più pressanti e flessibili, lavoro usurante che è una chimera nonché la questione vitale della salute e sicurezza del personale ferroviario rimangono sostanzialmente irrisolti.
Però, una novità c’è anche se qualcuno fa finta di non vederla: per la prima volta da 30 anni dalla sua promulgazione, finalmente abbiamo il primo spazio concreto di attacco alla legge 146/90.
Questo grazie alla decisione del Comitato Europeo per i Diritti Sociali (CEDS), il quale ha rilevato la presenza di vincoli eccessivi nella legge (e le successive modifiche e interpretazioni) rispetto i trattati europei ai quali il nostro Paese ha pienamente aderito e verso i quali è tenuto al rispetto.
Qualcuno pensa sia un parere quando invece è l’interpretazione autentica dei trattati europei: è compito nostro imporre il cambiamento della legge come prevede il CEDS nei tempi più rapidi possibili.
Questo non può che partire dalla discussione che USB vuole aprire su uno sciopero dei ferrovieri per i ferrovieri senza i vincoli ritenuti illegittimi in base ai trattati europei.
“L’Europa che lo chiede” deve valere anche per noi e non solo quando serve a loro!
Così come, dopo la terza lettera di formale richiesta, USB ha dato formale mandato ai propri uffici legali di procedere con un ricorso legale che chieda a un giudice se è accettabile che un lavoratore o una lavoratrice del gruppo FSI possa essere privato per così lungo tempo della possibilità di poter scegliere da chi farsi rappresentare dentro la propria azienda.
Queste iniziative servono proprio a rimuovere quegli ostacoli che hanno finora impedito a tutti noi l’esercizio di una vera democrazia sindacale e lo spazio di un conflitto sano che portasse a rivendicazioni per salari, condizioni di lavoro e salute e sicurezza per i ferrovieri.
Per questi motivi, con il rispetto dovuto a un diritto costituzionale, troviamo che la giornata di lotta dell’11 e 12 giugno arrivi intempestiva, senza la dovuta discussione tra i lavoratori sulle prospettive della lotta rispetto percorsi e piattaforme che devono tenere conto dei limiti di quanto già fatto nel passato, oltre alla confusione che nasce dalla presenza all’interno della stessa giornata di scioperi così “diversi”.
USB ha indetto sciopero per quanto riguarda il personale Mercitalia sulla specifica vertenza del settore, mentre per il resto dei propri iscritti lascerà libertà di scelta per quanto riguarda gli scioperi indetti da Assemblea PdM/PdB e Cub-Sgb.