Trasporto passeggeri in piedi in tratte autostradali ed extraurbane: è prassi illeggittima

il Coordinamento Nazionale USB lavoro Privato - Settore TPL invia una nota ad Associazioni Datoriali ed alle Istituzioni per porre fine ad un modus operandi che mina la sicurezza dei cittadini mettendo a rischio delle vite umane.

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Era il mese di settembre del 2019 quando la Movibus di Milano irrogò un provvedimento disciplinare nei confronti di due nostri Delegati che si erano rifiutati di trasportare persone in piedi nella tratta autostradale, non osservando un ordine di servizio della società. Un provvedimento da noi ritenuto sin da subito illegittimo e fuori ogni logica, e che ci ha visti affiancare i Lavoratori con forza e determinazione in un lungo e tortuoso percorso, portando la questione davanti al giudice.

E nonostante la Movibus non voglia ammettere la propria sconfitta, la sentenza prima del Tribunale e successivamente dalla Corte d’Appello di Milano è chiara ed inequivocabile: il trasporto in piedi di utenti su autobus nel corso di tratte autostradali e anche extra-urbane è una prassi pericolosa che non trova alcuna legittimità,sancendo la correttezza della condotta dei due Lavoratori e dando così ragione alle rivendicazioni della nostra Organizzazione Sindacale da sempre in prima linea per la difesa dei Diritti dei Lavoratori e del valore pubblico dei servizi di Trasporto Pubblico.

Infatti dalla sentenza della corte di appello di Milano si evince con chiarezza che:

  • L'autista è responsabile dell'autoveicolo che riceve in consegna ed è tenuto ad osservare tutte le norme di legge ed i regolamenti per la circolazione.”
  •  L’azienda può solamente fare “una verifica del corretto esercizio da parte del dipendente del potere discrezionale attribuitogli in relazione alle condizioni concrete di ammissibilità del trasporto in piedi dei passeggeri nei tratti extraurbani.”
  • nel caso specifico “va osservato che non vi era un tratto di percorrenza breve, ma ben quindici chilometri da percorrere in autostrada. […] D’altra parte, vi era un evidente pericolo per la incolumità dei passeggeri. Sono evidenti i rischi che si corrono non indossando le cinture di sicurezza e viaggiando in piedi già in tratti urbani, ma in autostrada tale rischio è davvero eccessivo, solo che si consideri che l’impiego della cintura di sicurezza riduce dell’ 80% il rischio di morte in caso di incidenti.”

Su questo delicato tema, il Coordinamento Nazionale USB lavoro Privato - Settore TPL ha inviato una nota ad Associazioni Datoriali ed alle Istituzioni per porre finalmente fine ad un modus operandi che mina la sicurezza dei cittadini mettendo a rischio delle vite umane divenuto, nostro malgrado, sempre più di uso comune nelle aziende di trasporto al fine di garantire i propri profitti evitando adeguati investimenti su un settore che ha l’onere di garantire il Diritto alla Mobilità.

Ora crediamo che sia arrivato il momento della responsabilità: le Istituzioni tutte dimostrino di non essere – e di non voler essere - complici di un sistema che da anni sta degradando e colpendo il mondo dei servizi pubblici essenziali!

Se la rivendicazione di ripristinare i corretti adempimenti, riconducibili a quanto previsto dal codice della strada e dalle normative che regolamentano il trasporto di persone, continueranno a rimanere inascoltate  saremo pronti ad intraprendere ogni tipo di azione e di mobilitazione per rimettere al centro la necessità di rendere possibile un trasporto pubblico sicuro e dignitoso che risponda in modo efficiente alle reali esigenze dei territori in un contesto di lavoro sano e rispettoso degli operatori del settore.

In allegato : lettera alle istituzioni ed associazioni datoriali, sentenza di primo grado ,sentenza della Corte d’Appello di Milano.

USB Lavoro Privato - Coord. Nazionale  - Settore TPL